Salmo 3

 Invocazione mattutina del giusto perseguitato

 

 

                                                                       A TESTA ALTA MI FA CAMMINARE

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                                                 Pure nel cuore della notte
                                                   qualcuno veglia per te:
                                                pure tentato di dirti perduto
                                             perduto non sei se in lui confidi.

 

1 Salmo. Di Davide. Quando fuggiva davanti al figlio Assalonne.
2 Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
3 Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c'è salvezza in Dio!».
4 Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
5 A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.
6 Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
7 Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.
8 Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!
Tu hai colpito alla mascella tutti i miei nemici,
hai spezzato i denti dei malvagi.
9 La salvezza viene dal Signore:
sul tuo popolo la tua benedizione.

COMMENTI

Giovanni Nicolini 

Quando si può, quando c'è tempo, è opportuno tener conto del "titolo" che spesso apre il Salmo, e che è stampato di solito in caratteri diversi. E' un'ambientazione del Salmo e ci porta verso testi che forse frequentiamo di meno. Certo che poi la perfetta attualità del Salmo per chi lo ascolta e lo prega è assoluta, ed è quindi del tutto adatta e necessaria per chi oggi lo celebra con fede. Per il Salmo 3 il rimando del titolo porta a 2Samuele15-17.
Il nostro Salmo si esprime con la prima persona singolare – "io" – e dunque raccoglie nell'esperienza diretta della persona quello che nei primi due Salmi era una descrizione globale della condizione del credente. Per noi il versetto centrale è il ver.6, dove la preghiera cristiana ha sempre colto una profezia della Pasqua del Signore.
L'inizio del Salmo esprime, al ver.2, lo sgomento di chi si trova circondato da molti "avversari". Diverse interpretazioni propongono un "perchè?" di tutto questo: "Perchè si sono moltiplicati – sono tanti – i miei avversari?". Il credente è esposto alla scoperta di un clima di inimicizia che circonda e assedia la sua fede e il suo rapporto con il Signore. Questa opposizione si esprime al ver.3 attraverso un termine di assoluta importanza: la salvezza. Dice: "Per lui non c'è salvezza in Dio". Questo termine sta al cuore della fede ebraico cristiana! Il nome "Gesù" significa "Dio salva". Il termine salvezza esprime l'azione fondamentale di Dio verso il suo popolo. E' affermazione centrale per la fede! Dice da una parte la nostra assoluta fragilità, e quindi l'impossibilità per noi di dare un volto positivo al cammino della nostra vita, e dall'altra proclama la volontà e l'azione divina nei nostri confronti. La "salvezza" è dunque la grande scommessa, la posta in gioco del nostro rapporto con Dio! Il nostro Salmo, dal ver.4 alla fine, è la grande proclamazione da parte del credente della salvezza che Dio vuole e compie per lui e in lui.
Dio è il tutto positivo per il credente (ver.4). E' la risposta certa al nostro grido verso di Lui (ver.5). Ed ecco quindi il ver.6 che annuncia il sonno e il risveglio dal sonno come profezia della Pasqua. Quell' "Io" ha il suo riferimento fondamentale in Gesù. Ed è la nostra professione di fede in Lui e nel nostro cammino con Lui. Ed è questo che ci consente di non aver paura della folla di ostilità che circonda la vita (ver.7), e afferma con forza quella "salvezza" che al ver.3 veniva negata. Il ver.8 sembra voler legare strettamente la salvezza con la risurrezione di Gesù! Quel "sorgi" è infatti il verbo più diretto per dire la risurrezione, anche se viene usato pure in senso più generale e generico. Qui a me piace sottolineare la stretta connessione tra le due invocazioni: "Sorgi, Signore!" e "Salvami, Dio mio!". La seconda parte del ver.8 è memoria di una storia nella quale si è già sperimentata la potenza di questa "risurrezione", quando Dio ha colpito e vinto avversari potenti e cattivi. Dunque, con il Signore moriamo, e con lui e in Lui risorgiamo!
Il ver.9 è proclamazione di questa "salvezza", vista qui non solo come azione divina, ma anche come condizione permanente del legame tra Dio e il suo popolo: "sul tuo popolo la tua benedizione".

Roberto Tufariello 

Eccoci di fronte alla terna frequente nei salmi: l'orante, i nemici, il Signore. Ma qui la situazione è drammatica ed è descritta al v.7: un grande esercito (nella nostra versione "una folla numerosa") si è accampato e stringe d'assedio. Eppure l'orante può fare vita tranquilla (coricarsi, addormentarsi e risvegliarsi, v.6), perché ha attorno a sè un secondo cerchio, lo scudo del Signore (v.4 che una traduzione rende con: "Tu sei mio scudo ATTORNO"). Il credente sa che, se grida al Signore, Egli risponde (v.5). Cosa dice l'orante nella sua preghiera? Le belle parole successive: "Sorgi, Signore! Salvami, mio Dio!... Sul tuo popolo la tua benedizione!"(vv.8-9).

 PREGHIERA DELL'AURORA: fa eco il salmo seguente ( N.4 ) che è carico di tonalità crepuscolari ed è quindi adatto come preghiera della sera.

All'innumerevole schiera degli avversari si oppone solo la difesa di Dio che neutralizza e vince ogni aggressione umana e diabolica: all'orgoglio sprezzante dei nemici si oppone la gloria di Dio, Dio stesso, che si rivela e si comunica all'uomo salvandolo ed esaltandolo. Questo salmo si riferisce a Cristo umiliato nella sofferenza e nella morte e innalzato nella gloria divina (Gv 3,14-15; 12,32; Fil 2,8-9); da pietra scartata diviene architrave indispensabile (Sal 118,22; Mt 21,42).
È più facile contare gli amici o i nemici? Il salmista non ha dubbi al riguardo! "Quanti sono i miei oppressori! Molti contro di me insorgono. Molti di me vanno dicendo..." (v. 2-3).
La conta degli amici nei momenti cruciali, nei momenti della verità nuda e cruda, non assorbe molto tempo. Se poi nella lista opposta, quella dei nemici, o dei non amici, dovessimo includere i mediocri, coloro che avallano i nostri errori e ci elogiano quando meriteremmo biasimo, attizzano la nostra vanità e blandiscono la parte peggiore di noi stessi, allora il numero dei nemici assumerebbe proporzioni allarmanti e quello già striminzito degli amici si squaglierebbe quasi del tutto. Anche per Gesù, al quale il salmo si riferisce nel senso più pieno, c'è stato il momento della conta degli amici e dei nemici: al Getsemani, durante i due processi pubblici e sulla croce. Leggiamo nel vangelo secondo Marco: "Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono" (Mc 14,50) e nel vangelo secondo Luca: "Essi si misero a gridare tutti insieme: A morte costui! Dacci libero Barabba!" (Lc 23,18).
"Signore quanti sono i miei oppressori!" (v. 1), "più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza ragione" (Sal 69,5).
Sembrerebbe logico concludere per il salmista, per Gesù e anche per noi: nemici tantissimi, amici pochi o punti. A me però la cosa non convince. L'unità di misura degli amici e dei nemici non è il numero, ma il peso. Il salmista e Gesù sono d'accordo con me, e forse lo sarete anche voi. Gli amici e i nemici non si contano, si pesano. Già il salmo 1 ci ha insegnato che i malvagi sono come pula che il vento disperde: leggeri e inconsistenti. Il salmo 3, ai tanti oppressori, ai molti che insorgono contro, ai molti che vanno dicendo: "Neppure Dio lo salva!", contrappone una sola persona, un "tu Signore," e come per incanto il piatto della bilancia pende a nostro favore. Al numero di tanti nemici si sostituisce la serenità, la pace e il riposo fiducioso: "Io mi corico e mi addormento, mi sveglio perché il Signore mi sostiene. Non temo la moltitudine di genti che contro di me si accampano" (vv. 6-7). Non occorre essere dei grandi conoscitori della bibbia per intravedere in queste poche righe un annuncio profetico della morte fiduciosa di Gesù e della sua gloriosa risurrezione.

Dossologia

A Dio Padre, nostra sola speranza,
al suo Figlio che è venuto a salvarci,
allo Spirito che sempre ci libera,
pur se oppressi, o nel pianto, cantiamo.

 

Preghiera

Ti chiediamo di credere, Signore,
poiché noi non comprenderemo mai il mistero dell'umana sofferenza:
le difficoltà e le tribolazioni che gli umili incontrano ogni giorno
non fiacchino - almeno in loro - lo slancio di fede,
ed essi stessi rivelino come può avverarsi e rinnovarsi il mistero della Risurrezione
in ogni uomo che segua fedelmente il cammino di tuo Figlio. Amen.

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Lunedì, 02 Giugno 2014 Letto 784 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Luglio 2014
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