Salmo 127

Tutto è dono

SE IL SIGNORE NON COSTRUISCE LA CASA

salmo 127

O abitatore di grattacieli e di appartamenti, se pur credente, potrai tu cantare ancora questo incredibile salmo? C'è forse qualcuno più solo di un inquilino di condomini? E dove ancora una città fatta di case?

 

1 Canto delle salite. Di Salomone.
Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.
2 Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.

Gloria a te, Padre, costruttore dell’universo.

Gloria a te, Figlio, che hai sconfitto il Nemico.

Gloria a te, Spirito, che sei la comune forza d’amore. Amen. (PADRE SALVATORE)

COMMENTI

RAVASI

Messo in musica in una mirabile tessitura musicale (dieci voci!) da C. Monteverdi nel Vespro della Beata Vergine (1610), questo «canto delle ascensioni» è costruito su un ideale dittico: senza Dio, invano. ..(vv. 1-2); con Dio, ecco invece... (vv. 3-5). Tutte le immagini sono urbane, assunte quasi da Gerusalemme. Senza Dio, invano si elevano mura di protezione, le scolte notturne spiano la notte, i lavoratori si consumano per il pane. Con Dio, invece, ecco una stupenda discendenza. Questo simbolo riassume in se tutte le benedizioni divine perché non è solo segno di vita e di fecondità ma anche di immortalità nel ricordo e nel futuro dei figli soprattutto quando incerta era la speranza nell'oltrevita. Il giusto entra in scena come un poderoso guerriero, armato di quelle frecce acuminate e vittoriose che sono i figli. Per mezzo di queste giovani forze egli respingerà i nemici che si concentrano alle porte della città nella speranza di farla cedere. O se si vuole, il giusto sarà come uno sceicco attorniato da una folta e vigorosa prole: egli si fa largo tra la folla che si accalca alla porta-municipio della città e tutti i suoi avversari si ritirano davanti alla sua forza, segno della benedizione divina.

GIOVANNI NICOLINI

Si potrebbe intendere quell’ “invano” come inutile fatica e inevitabile smacco di ogni nostra opera e di ogni nostro pensiero se il Signore non aiuta e agisce. Ma è possibile cogliere un significato più profondo e infine persino più “concreto”! Quell’ “invano” mi sembra voglia dire che ogni opera umana, ogni pensiero e progetto dell’uomo, è chiamato ad essere misteriosa e meravigliosa “celebrazione” della Parola e dell’opera di Dio! Di un “Dio” che non è un talismano o un amuleto per far andare bene le nostre cose, ma è il segreto, la fonte e l’espressione della presenza e della potenza di Dio nella nostra piccola vita. In Gesù, la celebrazione della sua Pasqua è la fonte e la rivelazione, e l’attribuzione di bellezza e di bontà di ogni parola, e opera e vicenda dell’uomo.
Allora, quando uno costruisce una casa, è il Signore stesso che in lui e con lui la costruisce. E così è per chi vigila la città e per chi ogni mattina si alza per andare a lavorare, e alla sera non finisce mai di farlo! La Liturgia ci insegna e edifica un noi la presenza e l’opera del Signore. Tutto viene visitato e riempito da Lui e dalla sua opera in noi. La fede e la liturgia non sono una “fuga” dal mondo e dalla storia, ma sono la visita e la presenza di Dio nella storia, nella fatica, nel dolore e nella gioia di tutti.
Questo dunque non vuol dire che è inutile far fatica e che conviene dormirci su. Al contrario! Ogni opera, anche la più umile, e ogni evento, anche il più doloroso, esige la nostra massima e massimamente impegnata partecipazione, perché non è opera nostra, ma è l’evento e l’opera del Signore in noi! Mi sembra dunque che il significato profondo dell’affermazione del ver.2: “...al suo prediletto egli lo darà nel sonno”, non porti ad essere ”fannulloni”, come accusava i padri ebrei il tremendo faraone d’Egitto, ma induca tutti a far nascere e far condurre da Dio e dalla sua operosa presenza in noi ogni nostra umile opera. E questo lo verifichiamo quando anche l’aver faticato è stato per noi come un dono. Non è stata impresa nostra ma dono del Signore in noi e con noi.

ROBERTO TUFFARIELLO

“Voi che mangiate un pane di fatica: al suo prediletto egli lo darà nel sonno”: il pane di fatica, secondo le note, sarebbe un riferimento alla fatica annunciata nel capitolo terzo della Genesi. La seconda parte del versetto, a sua volta, mi ha fatto pensare alla piccola parabola di Gesù sul regno di Dio: “Come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa...”(Mc.4,26-29). Quanti “miracoli” si compiono, mentre noi dormiamo... Si moltiplicano i doni di Dio (e noi quasi non ce ne accorgiamo).

PADRE SALVATORE

Il Sal 127, inserito tra i “cantici delle ascensioni”, è una riflessione di tipo sapienziale.

Con esso si afferma che, senza o contro Dio (cf. la torre di Babele: Gen 11,4), la fatica dell’uomo per edificarsi la casa (= metter su famiglia) o costruire, governare e difendere le città, è votata allo scacco. Privati della benedizione del Signore, non si può costruire casa alcuna, non si può rimanere sicuri in nessuna città (v. 1).

Tutto, soprattutto il pane quotidiano e la discendenza, sono doni gratuiti di Dio (v. 2d e 3). Gesù ce lo ricorda a suo modo, dicendoci che “senza di me non potete far nulla” (Gv 15,59).

“È il Signore che da’ successo al suo amico, nel sonno” (v. 2d).

Il termine tradotto con amico in ebraico è jedido = amato, «prediletto». Questo è il nome dato a Salomone (2Sam 12,25), cui viene attribuito il Sal 128. “Amato mio” è il termine utilizzato spesso dalla Sposa del Cantico dei Cantici, libro attribuito, anch’esso, al figlio di Davide e Betsabea.

Il sonno cui si fa riferimento, potrebbe essere quello estatico di Gàbaon, nel quale il giovane Salomone, ricevette gratuitamente, con la sapienza, ogni altro dono (1Re 3,5).

Per chi, invece, si tira fuori dall’amore di Dio, lo stesso lavoro quotidiano tornerà ad essere fatica improduttiva e lotta continua con una terra che produce solo cardi e spine (cf. Gen 3,17).

Crollano tutte le pretese fallaci dell’umana autosufficienza, di fronte ad un Dio che, con la sua provvidenza, si cura degli amici anche quando questi sono immersi “nel sonno”; così come da sempre provvede agli uccelli del cielo e ai gigli dei campi (Mt 6,23-34).

Ecco, allora, la benedizione come vita che si prolunga nei figli.

Essi sono il perpetuarsi nel tempo, del proprio nome.

Essi sono difesa e garanzia di prestigio, in tempo di pace e di guerra (v. 5).

Il discorso della benedizione di Dio necessaria per l’edificazione della casa e della città, viene allargato dai Padri alla Chiesa, famiglia, casa e città di Dio:

“Se il Signore stesso non avesse costruito la sua Chiesa, i profeti avrebbero lavorato invano” (ATANASIO).

“Voi siete il tempio di Dio (1Cor 3,16), la dimora capace di Dio, il tempio santo, ammirabile per la giustizia (cf. Sal 64,4). Questa dimora deve essere costruita da Dio, fondata sui profeti e sugli apostoli. Cresce con pietre vive, tenute insieme dalla pietra angolare, e sale fino a raggiungere la statura del corpo di Cristo (cf.Ef 2,19ss”). (ILARIO).

CORSO BIBLICO

L’autore del Salmo si affida alla vita urbana fatta di case, costruzioni, porte cittadine, turni di guardia, famiglie con figli, lavoro, successo e sonno, per ribadire che senza il Signore, vana è la fatica umana. La felicità personale e familiare nascono dalla benedizione e dal sostegno divino. Il Salmista vuole esaltare il primato della grazia divina che dà sostegno e consistenza all’agire umano fragile e creaturale. In un abbandono fedele della nostra libertà a Dio, ai suoi doni e al suo amore anche le nostre opere e i nostri giorni diventano fecondi e sereni. Col Signore si ha soprattutto il dono dei figli, visti come la ricompensa e la benedizione più alta nei confronti dei giusti. Il padre che aveva figli da giovane era ancora più fortunato perché sarebbero nati più vigorosi e sarebbero durati più a lungo come sostegno della sua vita. Chi ha figli robusti, nati nel suo vigore giovanile (vv. 4-5) può affrontare sicuro il futuro, come un potente guerriero, armato di quelle frecce acuminate e vittoriose che sono i figli. Egli con le munizioni abbondanti dei figli, simili a dardi posti nella faretra, può affrontare senza timore i suoi nemici interni ed esterni alla città. La rilettura cristiana è da ritrovare in quelle parole di Gesù riportate da Giovanni (16,33): “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo!”.

Dossologia

Sia gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito,
che ci ricolmano il cuore di beni.

Preghiera

Padre, donaci una casa,
Padre, donaci fiducia reciproca,
aiutaci ad amarci!
Le case sono sempre più rare,
sempre più rari i padri,
e i figli sempre più estranei!
Padre, manda il tuo Spirito
che accenda il tuo fuoco
nel cuore dei padri, delle madri, dei figli,
e più nessuno sia così solo!
Amen.

A ME UN PAESE

A me un paese di sole
una casa
leggera, un canto
di fontana giù
nel cortile.
E un sedile di pietra.
E schiamazzo di bimbi.
Un po' di noci
in solaio,
un orticello
e giorni senza nome
e la certezza
di vivere.

Preghiera salmica: (padre Salvatore)

Dio, nostro Padre e fonte d’ogni paternità e maternità umana, ti chiediamo perdono perché questo Salmo contraddice troppo il nostro attuale stile di vita.

Noi facciamo tutto come se tu non esistessi: nelle nostre case, nelle nostre città, sono sempre più rari i segni della tua presenza; e, sempre più frequentemente, temiamo la nascita e il numero dei figli, come fosse la più terribile delle sciagure...

Perdonaci, Padre, e facci riscoprire la beatitudine di chi si fida della tua premurosa provvidenza. Amen.

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Venerdì, 13 Novembre 2015 Letto 418 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti