Salmo 128

Benedizione sul fedele

 

Felice l'uomo che teme il Signore

Salmo 128

Possa levarsi piena la voce giubilante dello sposo e quella della sposa, e i cori gioiosi di chi alla loro gioia si accompagna.

Benedetto, o Signore, che rallegri lo sposo con la sposa.

 

1 Canto delle salite.
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
2 Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
3 La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
4 Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
5 Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
6 Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!

COMMENTI

RAVASI

Questo delizioso quadretto familiare - che ha reso il salmo uno dei testi liturgici del matrimonio giudaico e cristiano - mette in scena un padre soddisfatto del suo lavoro, una moglie piena di vita e di fecondità come la vite, simbolo per eccellenza dell'Israele benedetto da Dio (vedi il Salmo 80), i figli pieni di energia e di vitalità come i polloni dell'ulivo, altro albero caro alla Bibbia. Un idillio pieno di pace, di serenità, di felicità. Ma la porta della casa sembra essere aperta su Gerusalemme, alla piccola famiglia ebraica subentra la grande famiglia della nazione sulla quale scende la stessa atmosfera di pace, di serenità, di felicità. Il carme sapienziale, fiorito all'interno di una casa, sfocia così nella liturgia del Tempio ove i sacerdoti, benedicendo quella famiglia, vedono in essa il segno della protezione divina e della pace-shalom (v. 5) su tutto Israele fedele.

GIOVANNI NICOLINI

Due attributi privilegiati vengono dati in questo Salmo all’uomo che “teme il Signore”: ai vers.1 e 4. Ci ricordiamo che il timore del Signore significa la sua presenza nella nostra vita e quindi il nostro vivere sempre davanti a Lui e con Lui! Vivere alla sua presenza è il dono della fede. La fede è vivere non per se stessi, ma per Lui: nel dono vivo e incessante della sua Parola e del suo Spirito. Una vita di comunione con Lui, con i fratelli e le sorelle che ci sono affidati e ai quali siamo stati affidati dal Signore. Con tutti i discepoli di Gesù in tutte le Chiese. Con tutti gli uomini e le donne della terra. Con un privilegio di relazione con i piccoli, i poveri, gli emarginati, i peccatori, i morti. Chi è collocato dal Signore in questo orizzonte di vita è veramente “beato” (ver.1) e “benedetto” (ver.4)! Io non ho il coraggio – e penso anche voi! – di riconoscermi in questa condizione. Ma, sia pure con molto “timore”, mi sembra che, pur con tutte le mie infedeltà e i miei peccati, tale è la vita che il Signore mi ha regalato. E forse qui trovo anche il significato – e anche l’esperienza profonda della mia povera vita – del “timore di Dio”. Di esso posso dire che è una specie di “tremore” per trovarmi in una vita che certamente non corrisponde ed è troppo grande per la mia persona, ed è dunque una vita sempre perduta e ritrovata, sempre per me impossibile e sempre ricevuta in dono. Una vita tremendamente bella.
Il “timore del Signore” si propone ogni giorno come il “camminare nelle sue vie”. E questo cammino nelle vie di Dio non è una “fuga dalla storia”, la storia mia e di tutti, ma il contrario! E’ Lui che vive nella mia vita e con me, come ci suggeriva il Salmo precedente, per cui la mia vita è veramente “mia”, se è la sua Parola e il suo Spirito (cioè la sua reale presenza) in me e con me. Quindi, in concreto, questo “camminare nelle sue vie” lo sperimento come l’incessante necessità e il severo ammonimento alla “conversione”, cioè all’invocare che Egli mi riconduca a Sé. Con quali sentimenti e pensieri? Secondo questo Salmo, in un delizioso orizzonte di doni e di preziose relazioni d’amore. Per me, l’osservare come il bene e il bello che gli altri accolgono e vivono mi dia un posto di speranza e di pace. E quindi anche di gioia (non proprio sempre). Un po’ “ultimo della classe”, ma infine pieno di gratitudine. Scusate il lettino psicoanalitico che mi sono inventato.
La vita di fede è sostanzialmente una vita di “famiglia”. Magari nozze che non si erano programmate proprio così, e figli e figlie che non cessano di stupirmi, di commuovermi. L’altro ieri abbiamo celebrato il congedo da questo mondo di un povero che ci è stato fratello per qualche mese. Poverissimo. Credevo che ci saremmo trovati in pochi nella liturgia della sua partenza. Invece si era in molti! E non so dirvi la bellezza di quell’assemblea. Dunque ecco la “vite feconda nell’intimità della casa”, termine non semplice quell’ “intimità”, che vuole ricordare quell’intimità stupenda e segreta che è la sposa, e “i virgulti di ulivo intorno alla mensa” che sono i figli di cui ci dice il ver.4.
Lo splendore di questa esperienza dell’intimo e del quotidiano non può non essere anche speranza e augurio per l’orizzonte più vasto delle Chiese e del mondo intero. Il ver.5: ci dice del Vangelo annunciato sino ai confini della terra? E forse ci dice anche del nostro essere ogni giorno immersi nei grandi drammi della storia e dunque anche nella “politica” che Dossetti e Milani pensavano e vivevano come il desiderio di trasferire a tutti ogni “luce” che si presenti e rallegri la nostra piccola vita? Gerusalemme è realtà, immagine e simbolo di tutto questo. Di lei, alla fine, ogni uomo e donna della terra dirà d’esservi nato. La profezia ebraica la indica come la meta finale e la grande convocazione di tutte le genti. Così bisogna guardare a Gerusalemme anche oggi. E così dobbiamo guardare i nostri figli che sono il proseguo della nostra piccola storia.

PADRE SALVATORE

Il Sal 128 (127), inserito tra i “cantici delle ascensioni”, suppone che il pellegrino, con tutta la sua famiglia, arrivato al Tempio, chieda la benedizione rituale.È utilizzato, anche oggi, dalla liturgia nuziale ebraica e cristiana.

La famiglia descritta dal Salmo è quella tipica dell’ebraismo antico: in essa la donna ideale (come quella di Pr 31,10-31), è la brava massaia, madre di numerosi figli. Il marito e i figli sono seduti alla mensa del pane guadagnato con l’onesto lavoro manuale (v. 2a). Lavoro che non è più la sterile fatica, pena del peccato (cf. Gen 3,17); esso, infatti, è tornato ad essere una benedizione, anzi il modo con il quale l’uomo partecipa attivamente all’opera della creazione (cf. Gen 2,15; At 20,35; 1Ts 4,11).

Il Salmo è di tipo sapienziale. È proclamato “beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie” (v. 1, cf. Sal 1), vive, cioè, secondo i precetti di Dio.Riferendosi a ciò san TOMMASO D'AQUINO, nell’Inno Lauda Sion, ci fa chiedere: «Per tuas semitas, duc nos quo tendimus» (Guidaci, per le tue vie, al luogo cui tendiamo).

Ciò che al Sal 1,1 è detto del singolo giusto, nel nostro salmo viene allargato a tutta la famiglia. La stessa benedizione non è più espressa con delle metafore (alberi, fiume...), ma con ciò che queste significano: la vita nel suo dispiegarsi e nel suo trasmettersi alle generazioni successive.

È questo il modo molto concreto con il quale il timorato di Dio sarà reso partecipe dei beni messianici (v. 2 e 6b).

Il saluto finale: “Pace (shalom) su Israele!” (v. 6b), chiede che i doni di Dio si diffondano su tutto il Popolo ebraico, di cui il singolo fedele e la sua famiglia non dimenticano mai d’essere parte.

Possa questo saluto essere efficace anche oggi per l’Israele spirituale, la Chiesa, ma anche per l’Israele della carne, tornato nella terra che Dio promise ad Abramo, nostro comune padre nella fede.

Mi piace condividere, come preghiera salmica, quella composta dal Padre David M. TUROLDO; in essa il mistico poeta Servita, trasforma la nostalgia per la sua bella e sana famiglia friulana in questa dolcissima supplica:

Padre, donaci di tornare tutti a guadagnare il pane con le nostre mani,

e tornare tutti a gustare quanto sia buono il pane.

Padre, dona a tutte le case una donna forte e saggia,

che insieme all’uomo sia il principio dell’armonia libera e necessaria.

Padre, dona figli che siano segno di gioia e di pace

intorno ad ogni mensa:

e che tutti possiamo veder fiorire una Chiesa più credibile,

una città più umana. Amen.

CORSO BIBLICO

Un gioioso carme nuziale di taglio sapienziale. Il quadretto che esso suppone è colmo di pace, luce, serenità; e dal perimetro della casa e della mensa a cui sono assisi genitori e figli l’orizzonte si apre sino ai confini della città santa, Gerusalemme, e all’intera terra d’Israele. Il Salmo inizia con una beatitudine: “Beato l’uomo che teme il Signore” (vv. 1-3) e termina con una benedizione: “Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore” (v. 4). La “beatitudine” ha la sua immagine più vivace nel simbolismo vegetale, centrato su due alberi emblematici di Israele: la vite e l’ulivo (v. 3), immagini di fecondità e prosperità. La vite è il tradizionale simbolo del popolo ebraico (Salmo 79; Isaia 5, 1-7), ora è applicato alla madre della famiglia in quanto donna feconda e generatrice. Come una vigna lussureggiante, appesantita dai grappoli colmi e dall’abbondante fogliame, è segno di vita e di prosperità, così la donna feconda, circondata dai suoi figli numerosi alla mensa festiva, è espressione di felicità e di benessere. Anche l’ulivo è emblema di prosperità per Israele. Dal salmista l’immagine è ora applicata ai figli giovani, densi di linfa, come lo è appunto un maestoso albero di ulivo. 71 Passiamo ora alla benedizione che completa il radioso quadretto della famiglia riunita attorno alla mensa “nell’intimità della casa”. Naturalmente la sorgente della benedizione è il Signore, presente in Sion sul trono dell’arca dell’alleanza. Essa si effonde non solo nell’arco intero dell’esistenza del fedele “per tutti i giorni della tua vita”, ma anche oltre “i figli dei tuoi figli”, che indicano le successive generazioni. Ma questa benedizione, come si diceva in apertura, varca l’ambito ristretto dell’orante e si stende su Gerusalemme e su tutto Israele. Il saluto terminale: “Pace su Israele!”: lo shalòm, la “pace” che è pienezza di vita, si allarga come un manto sulla città santa, il cui nome ebraico Jerushalajim è molto vicino a shalòm. La famiglia non è concepita come una cellula chiusa in se stessa, ma come una parte vivente dell’intera comunità. Dio è accanto al fedele, ma perché lo è nei confronti di tutto il popolo dell’alleanza. Si chiude, così, in un orizzonte luminoso di fede questo canto ottimistico dell’esistenza familiare che affonda le sue radici nelle realtà umane dell’amore, della vita, del lavoro e della società, considerate segni dell’amore divino. E’ quasi la sceneggiatura ideale della famiglia posta sotto lo sguardo benevolo del Signore.

Dossologia

Sia gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito,
come era in principio sia ora e per sempre.

Preghiera

Padre, donaci di tornare tutti
a guadagnarci il pane con le nostre mani,
e tornare tutti a gustare
quanto sia buono il pane.
Padre, dona a tutte le case
una donna forte e saggia,
che insieme all'uomo sia il principio
dell'armonia libera e necessaria.
Padre, dona figli che siano
segno di gioia e pace
intorno a ogni mensa:
e che tutti possiamo veder fiorire
una chiesa più credibile,
una città più umana.
Amen.

TEMPO È DI TORNARE

Tempo è di tornare alla casa antica
verso il silenzio e il regno verde.
Tempo è d'obliare lo squallore
di queste armate solitudini.
Ogni notte, da tempo, m'esilio
nel sogno: a navigare sul fiume
delle sepolte vite. Allora
quasi mani di angelo adornano
e stendono ghirlande ad arco
lungo una via che non ha nome;
e aceri e olmi s'inchinano
al tuo incedere nuziale.

Riappare
una fattoria a rompere
la vasta campagna;
e un canto di fanciulle ti viene incontro
portato sulle mani bianche del vento...

Già le tue mani nuove e la terra nuova
spandono profumi insieme,
e l'«Arida» riprende a fiorire
al passo leggero del Dio
che torna alla sua fattoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Sabato, 14 Novembre 2015 Letto 1231 volte Ultima modifica il Sabato, 14 Novembre 2015
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