Salmo 134

Per la festa notturna

INNALZATE A LUI LE MANI

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ADDIO DEI PELLEGRINI.

Lodatelo perché esiste e gioca nella creazione e gode della stessa mia gioia.Lodate il mio Signore per ogni tristezza e dolore per ogni goccia di gioia nascosta nelle case.

1 Canto delle salite.

Ecco, benedite il Signore,
voi tutti, servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore
durante la notte.
2 Alzate le mani verso il santuario
e benedite il Signore.
3 Il Signore ti benedica da Sion:
egli ha fatto cielo e terra.

COMMENTI

RAVASI

Con questa breve e spoglia benedizione si chiude la collezione dei «cantici delle ascensioni» aperta dal Salmo 120. Preghiera vespertina e notturna, questa lirica si svolge su due benedizioni. La prima è contenuta in un appello indirizzato ai sacerdoti che abitano nel Tempio e nella notte vegliano: i fedeli che stanno per lasciare il santuario chiedono a questi «servi del Signore» di non lasciare mai spegnere la lampada della lode divina (vv. 1-2). I sacerdoti rispondono con la seconda benedizione che viene impartita nel nome del Signore su tutta l'assemblea d'Israele (v. 3). «Colmaci, o Dio, con le tue festose benedizioni -dice un canto sinagogale -accordaci vita e pace, gioia e sazietà secondo la tua promessa!».

CORSO BIBLICO

Questo è un Salmo pasquale, per il grande rilievo riservato all’esodo (con le famose “piaghe” di Egitto), alla marcia nel deserto, alla terra promessa. La tradizione giudaica ha suggellato questo aspetto “pasquale” ritagliando dal v. 4 del nostro Salmo fino al successivo Salmo 135 il cosiddetto Grande Hallel, cantato appunto nella liturgia sinagogale della festa di Pasqua. La trama di questo inno è abbastanza chiara. Si parte dal classico invito alla lode, che qui si estende per i primi quattro versetti, coinvolgendo “i servi del Signore” che prestano servizio “ritti” (come si dice nell’originale ebraico), cioè nel tipico atteggiamento rituale nel tempio di Sion. Essi sono i ministri del culto che vivono “negli atri del tempio del nostro Dio”. Il corpus del Salmo (vv. 5-18), è una lunga professione di fede che si articola in tre strofe. 1. Nella prima (vv. 5-7) si celebra Dio come Creatore. E’ lui che dà origine alle nubi, alle folgori, alla pioggia e ai venti, estraendoli dalle “sue riserve”. Infatti, si immaginava che Dio conservasse gli elementi climatici in appositi serbatoi ai quali attingeva per dispensarli alla terra. E come una dispensa dove ci sono le provviste che il padre di famiglia destina ai figli. 2. La seconda strofa è molto più ampia (vv. 8-14) ed è centrale: essa esalta Ywhè come il Redentore storico nell’esodo dalla schiavitù egiziana. Si fanno, così scorrere i grandi eventi dell’esodo: la “piaga” dei primogeniti e gli alti prodigi compiuti da Mosè; la clamorose vittorie nel deserto e nella conquista della terra di Canaan. 3. La terza strofa (vv. 15-18) contiene una professione di fede antiidolatrica. Essa inneggia a Ywhè come Dio vivente e personale, in opposizione all’idolo che è “opera delle mani dell’uomo” e che quindi è, si una figura umana ma del tutto inerte, con bocca, occhi, orecchi, gola senza vita, come appunto accade a una statua inanimata. La parte finale (vv. 19-21) è una benedizione liturgica dove sono elencate una serie di classi rappresentative: c’è innanzitutto “la casa di Israele”, cioè tutto il popolo ebraico in quanto nazione. Segue “la casa di Aronne”, ossia il sacerdozio ufficiale destinato al culto di Gerusalemme. E’ poi la volta della “casa di Levi”, che comprende il personale addetto al alcune funzioni liturgiche minori. Infine si introducono “coloro che temono il Signore”, cioè tutti il fedeli autentici che credono in Dio. Da tutte queste categorie di persone si innalza a Dio creatore, redentore e persona salvatrice, una benedizione corale.

PADRE SALVATORE

Il salmo 134 (133) è l’ultimo dei salmi graduali e conclude degnamente “le ascensioni”, la salita che il pellegrino ebreo faceva al Monte Sion, per accedere al Tempio, e lì, incontrarsi con Dio. Arrivato al Santuario il pio Israelita poteva esclamare: “Sia benedetto Dio che ci ha fatto salire e che ci ha elevati attraverso i gradini della fede, fino alla sommità ove egli abita!” (ILARIO).

La salita ha anche un simbolismo morale: le ascensioni sono immagine dell’ascesi che ci conduce a Dio. In questa prospettiva va il commento spirituale di ARNOBIO IL GIOVANE: “Questo è l’ultimo dei salmi graduali e quest’ultimo grado sfocia nella carità: siete fratelli ma formate un sol uomo. Chi siete? Siamo nati dal Cristo e dalla Chiesa; formiamo un sol uomo perché ci riconosciamo servi. Alzate le vostre mani come il vessillo della croce, senza ira e senza liti, come lampade ardenti che invocano la benedizione del Signore (cfr. 1Tm 2,8)”.

ATANASIO, l’autore della Vita di Antonio, e, attraverso di essa, colui che ha fatto conoscere ed amare la vita monastica nascente, identifica i “servi del Signore” con i monaci. Così scrive nel suo commento a questo salmo: “Sono servi del Signore quelli che hanno rinunciato al mondo per consacrarsi alla pazienza del Cristo (cfr. Ap 3,10) e presentano incessantemente questa pazienza alla volontà di Dio che è nei cieli”.

GIROLAMO, che ha vissuto da monaco, mette, però in guardia da superficiali automatismo: “Tra i servi, i monaci e le vergini sono quanti si tengono vicinissimi al Signore. Ma la familiarità con lui non ci deve rendere presuntuosi... Alcuni stanno ritti, altri sono caduti; lodate, voi che state ritti”.

ORIGENE, da buon catecheta, si rivolge a tutti i cristiani, per far intravedere loro la meta della perfezione: “Quanti attendono al servizio di Dio assiduamente e senza posa e vegliano la notte per adorarlo... la loro eredità non è della terra: la loro porzione, la loro eredità è il Signore stesso. Hanno scelto e stabilito di vivere secondo la sapienza di Dio. Ciò che desiderano ardentemente è la Sapienza, la conoscenza dei misteri divini. E là dove è il loro cuore, là è anche il loro tesoro (cfr. Mt 5,21) ...là è il loro cibo, la loro bevanda, la loro ricchezza. Tale è il loro regno”.

La notte, nella quale intercedere, ha diverse valenze:

“La notte silenziosa è favorevole alla preghiera” (TEODORETO).

“Nella notte di questo mondo, alzate le vostre mani perché la Chiesa sia vittoriosa (Mosè e gli Amaleciti: cfr. Es 17,11ss). Sollevate le vostre mani come Gesù le ha sollevate sulla croce” (GIROLAMO).

“Nelle notti, cioè quando il diavolo vi attacca, tendete il vostro cuore al cielo, guardando i beni che vi aspettano” (ATANASIO).

La notte delle tribolazioni: “Lo Spirito Santo parla a coloro che sono tribolati e gioiscono nelle tribolazioni: Ecco, ora benedite il Signore! Ora, in piena tribolazione...Coloro che lo benediranno, senza interruzione, cominciano a benedirlo quaggiù, in mezzo alle tribolazioni, alle tentazioni, alle molestie, alle avversità, alle insidie dei nemici e del diavolo. Voi che state... nelle notti: voi che perseverate nelle tribolazioni come quelle di Giobbe” (AGOSTINO).

La benedizione viene da Sion: “dalla Gerusalemme celeste” (GIROLAMO), di cui i monaci, per la dimensione escatologica della loro vita, sono segno anticipatore.

È bello, a questo proposito, il fatto che nella liturgia monastica il Sal 134 (133) sia l’ultimo della compieta, dopo i secondi vespri della Domenica.

È un modo per ricordare ai monaci il loro ministero d’intercessione a favore di tutti coloro che, soprattutto la Domenica, vengono al Monastero per condividere il loro fardello di pene e di speranze.

MOVIMENTO APOSTOLIC0

E' un Salmo attraverso il quale vengono invitati tutti i servi del Signore, quanti prestano il culto nella sua casa, a benedire il Signore.

Essi dovranno essere voce di tutto il popolo. Anche questa è comunione. Il popolo benedice Dio con il suo lavoro quotidiano.

Sacerdoti e leviti si fanno sua voce, suo cuore, suo strumento per elevare al Signore un inno ininterrotto di benedizione e di lode.

Non solo di giorno, ma anche di notte si deve lodare e benedire il Signore. Dio va benedetto per i secoli eterni senza alcuna interruzione.

Ecco, benedite il Signore, voi tutti, servi del Signore; voi che state nella casa del Signore durante la notte.

La lode del Signore è ufficio primario di sacerdoti e leviti. Il tempio del Signore deve risuonare della lode del Signore.

Questo però non è il solo ministero del sacerdote e del levita. Il primo suo ministero è quello di far risuonare la Parola di Dio integra e pura.

Possiamo definire il Sacerdote e il Levita vera arpa della Parola di Dio. Per il loro ministero la Parola deve risuonare in ogni cuore.

Ora tutto il popolo è invitato ad alzare le mani verso il Santuario e di benedire il Signore. Tutti devono benedire il Signore. Tutti devono lodarlo.

Alzate le mani verso il santuario e benedite il Signore.

Non solo sacerdoti e leviti devono benedire il Signore. Ogni suo fedele deve benedirlo. Ogni figlio di Israele deve innalzare un inno di benedizione.

Benedire il Signore è obbligo di ogni uomo. Ringraziarlo è dovere di gratitudine. Tutto il bene viene da Lui. Lui si deve lodare e benedire.

Poiché Lui abita nel suo santuario, si alzano le mani verso di Lui, verso la sua casa e lo si benedice con inno di lode e di ringraziamento.

Poiché il Signore abita in Sion, da Sion egli benedice il suo popolo. Veramente Gerusalemme è vista, pensata, immaginata, creduta come vera casa di Dio.

Il Signore ti benedica da Sion: egli ha fatto cielo e terra.

Chi è il Signore al quale si chiede di benedire il suo popolo e i suoi fedeli? Colui che ha fatto il Cielo e la terra.

Oggi il Signore deve benedire da Cristo Gesù. Chi è Cristo Gesù colui che ha portato, che porta la benedizione di Dio sulla nostra terra.

Gesù è Colui nel quale il Signore ha promesso ad Abramo che avrebbe un giorno benedetto tutte le nazioni.

Il Signore ti benedica da Cristo Gesù: è Lui la benedizione di Dio sulla nostra terra. Lui è la pace e il perdono del Signore. Lui è la grazia e la verità.

Con questo Salmo finiscono i Salmi delle salite o ascensioni.

Dossologia

Misteriosa Trinità,
una, santa, venerabile,
salva i figli di Adamo
che ti cantano con fede.

Preghiera

Padre, fonte e ragione di ogni pietà,
fa' che i nostri monasteri
ancora risuonino di musiche e canti
e tornino ad essere le verdi oasi
sul cammino verso il Regno:
almeno da essi tu abbia la lode del cuore,
e in essi ogni uomo trovi riparo
alle sue solitudini.
Amen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Domenica, 22 Novembre 2015 Letto 402 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Novembre 2015
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