Salmo 135

Inno di lode Alleluia

                             E IL VENTO DAGLI ANTRI SCATENA

             inno di lode 3                        tempesta sedata 

«In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva... " Nel frattempo si sollevò una grande tempesta di vento e gettava le onde nella barca... Egli se ne stava a poppa sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non t'importa che moriamo?". Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e vi fu grande bonaccia... Essi furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: "Chi è dunque costui, al quale obbediscono il vento e il mare?"» (Marco 4, 35-41).

[1]Alleluia.

Lodate il nome del Signore,
lodatelo, servi del Signore,
[2]voi che state nella casa del Signore,
negli atri della casa del nostro Dio.
[3]Lodate il Signore: il Signore è buono;
cantate inni al suo nome, perché è amabile.
[4]Il Signore si è scelto Giacobbe,
Israele come suo possesso.

[5]Io so che grande è il Signore,
il nostro Dio sopra tutti gli dei.
[6]Tutto ciò che vuole il Signore,
egli lo compie in cielo e sulla terra,
nei mari e in tutti gli abissi.
[7]Fa salire le nubi dall'estremità della terra,
produce le folgori per la pioggia,
dalle sue riserve libera i venti.

[8]Egli percosse i primogeniti d'Egitto,
dagli uomini fino al bestiame.
[9]Mandò segni e prodigi
in mezzo a te, Egitto,
contro il faraone e tutti i suoi ministri.
[10]Colpì numerose nazioni
e uccise re potenti:
[11]Seon, re degli Amorrèi,
Og, re di Basan,
e tutti i regni di Cànaan.
[12]Diede la loro terra in eredità a Israele,
in eredità a Israele suo popolo.

[13]Signore, il tuo nome è per sempre;
Signore, il tuo ricordo per ogni generazione.
[14]Il Signore guida il suo popolo,
si muove a pietà dei suoi servi.

[15]Gli idoli dei popoli sono argento e oro,
opera delle mani dell'uomo.
[16]Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
[17]hanno orecchi e non odono;
non c'è respiro nella loro bocca.
[18]Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
[19]Benedici il Signore, casa d'Israele;
benedici il Signore, casa di Aronne;
[20]Benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore.

[21]Da Sion sia benedetto il Signore.
che abita a Gerusalemme. Alleluia.

COMMENTI

RAVASI

Questo inno allelujatico, tutto intessuto di reminiscenze di altri testi biblici, è una solenne celebrazione del Dio vivente che si rivela nella creazione e nella storia della salvezza. Infatti, entro un'ampia cornice di lode e di benedizione (vv. 1-4 e 19-21) si raccoglie una meditazione poetica in tre strofe che professano le fede biblica. Il primo tema è quello della creazione evocata nei vv. 5- 7 nelle sue strutture cosmiche e meteorologiche fondamentali. C'è poi il tema della redenzione nella storia (vv. 8-14) con la memoria dell'esodo dall'Egitto, della marcia nel deserto con gli incubi dei re locali come i principi transgiordanici Seon e Og, della conquista della terra di Canaan. Il salmo nella terza parte (vv. 15-18) passa, allora, ad una polemica contro i falsi dèi, falsi creatori e falsi salvatori perché essi sono inerti manufatti dell'uomo (vedi Salmo 115,4-8). Il Dio della Bibbia appare, quindi, nella sua triplice qualità di Creatore, Redentore e Vivente. Nella tradizione giudaica il nostro salmo dal v. 4 in avanti, unito al successivo Salmo 136, costituisce il cosiddetto «Grande Hallel», la grande lode della liturgia pasquale.

PERFETTA LETIZIA

Composto nel tardo postesilio questo salmo utilizza frammenti di altri salmi, ma non manca di una sua bellezza.

Rivolto ai pellegrini presenti nel santuario (“Voi che state nella casa del Signore”), comincia con un invito alla lode: “Lodate il nome del Signore...”.

A questo invito segue una laudante professione di fede rivolta a comporre il cuore dei presenti. Tale professione tocca i temi di Dio creatore e sovrano di tutte le cose, liberatore del suo popolo dall'Egitto e condottiero nella conquista della terra di Cànaan: “Sicon, re degli Amorrei, Og re di Basan e tutti i regni di Cànaan” (Cf.Nm 21,21s).

Segue in riposta una professione collettiva di fede: “Signore, il tuo nome è per sempre...”, che prosegue, utilizzando il salmo (113 B), col rigetto di ogni tentazione di rivolgersi agli idoli. La particolarità che ha il doppione è che “la casa di Aronne”, viene distinta dalla “casa di Levi”; cioè viene distinto il sacerdozio, dai leviti che servivano nel tempio.

Quest'ultima parte del salmo non è utilizzata dall'Ufficio delle Ore.

Noi ci raduniamo nelle “case del Signore”, innanzitutto per la celebrazione Eucaristica, nella quale facciamo memoria di una liberazione ben più alta di quella dall'Egitto, che ne è una figura; e di un ingresso ben più alto di quello nella terra promessa, figura dell'ingresso all'intima unione con Dio, nella vittoria controSicon e Og, cioè il peccato e il vizio.

PAPA BENEDETTO XVI - L’Osservatore Romano, 17-11-2005

 

Nel Salmo 135 la celebrazione delle opere del Signore si delinea entro due ambiti, quello dello spazio e quello del tempo.

Nella prima parte v. 1-9, di scena erano gli atti divini dispiegati nella creazione: essi hanno dato origine alle meraviglie dell’universo. In quella parte del Salmo si proclama, così, la fede in Dio creatore, che si rivela attraverso le sue creature cosmiche. Ora, invece, il gioioso canto del Salmista, chiamato dalla tradizione giudaica «Il grande Hallel», ossia la lode più alta innalzata al Signore, ci conduce in un orizzonte diverso, quello della storia.

La prima parte quindi tratta della creazione come riflesso della bellezza di Dio, la seconda parla della storia e del bene che Dio ha compiuto per noi nel corso del tempo. Sappiamo che la Rivelazione biblica proclama ripetutamente che la presenza di Dio salvatore si manifesta in modo particolare nella storia della salvezza (cf Dt 26,5-9; Gs 24,1-13).

La nascita di un popolo libero

Sfilano, così, davanti all’orante le azioni liberatrici del Signore che hanno il loro cuore nell’evento fondamentale dell’esodo dall’Egitto. A questo è profondamente connesso il travagliato viaggio nel deserto del Sinai, il cui approdo ultimo è la terra promessa, il dono divino che Israele continua a sperimentare in tutte le pagine della Bibbia. Il celebre passaggio attraverso il Mar Rosso, «diviso in due parti», quasi squarciato e domato come un mostro vinto (cf Sal 135,13), fa nascere il popolo libero e chiamato a una missione e a un destino glorioso (cf vv. 14-15; Es 15,1-21), che avrà la sua rilettura cristiana nella piena liberazione dal male con la grazia battesimale (cf 1 Cor 10,1-4).

Si apre, poi, l’itinerario del deserto: là il Signore è raffigurato come un guerriero che, proseguendo l’opera di liberazione iniziata nella traversata del Mar Rosso, si schiera a difesa del suo popolo colpendone gli avversari. Deserto e mare rappresentano, allora, il passaggio attraverso il male e l’oppressione per ricevere il dono della libertà e della terra promessa (cf Sal 135,16-20).

Esaltare il dono divino

Nel finale, il Salmo si affaccia su quel paese che la Bibbia esalta in modo entusiastico come «paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque sotterranee... paese di frumento, di orzo, diviti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre sono ferro e dai cui monti scaverai il rame» (Dt 8,7-9).

Questa celebrazione enfatica, che va oltre la realtà di quella terra, vuole esaltare il dono divino. Dirigendo la nostra aspettativa verso il dono più alto della vita eterna con Dio. Un dono che permette al popolo di essere libero, un dono che nasce – come si continua a ripetere nell’antifona che scandisce ogni versetto – dal hesed del Signore, cioè dalla sua «misericordia», dalla sua fedeltà all’impegno assunto nell’alleanza con Israele, dal suo amore che continua a svelarsi attraverso il «ricordo» (cf Sal 135,23).

Nel tempo dell’«umiliazione», ossia delle successive prove e oppressioni, Israele scoprirà sempre la mano salvatrice del Dio della libertà e dell’amore. Anche nel tempo della fame e della miseria il Signore entrerà in scena per offrire all’intera umanità il cibo, confermando la sua identità di creatore (cf v. 25).

L’immortalità ai mortali

Col Salmo 135 si intrecciano, dunque, due modalità dell’unica Rivelazione divina, quella cosmica (cf vv. 4-9) e quella storica (cf vv. 10-25). Il Signore è, certo, trascendente come creatore e arbitro dell’essere; ma è anche vicino alle sue creature, entrando nello spazio e nel tempo. Non rimane fuori, nel cielo lontano. Anzi, la sua presenza in mezzo a noi raggiunge il suo apice nell’Incarnazione di Cristo. È ciò che la rilettura cristiana del Salmo proclama in modo limpido, come è attestato dai Padri della Chiesa che vedono il vertice della storia della salvezza e il segno supremo dell’amore misericordioso del Padre nel dono del Figlio, quale salvatore e redentore dell’umanità (cf Gv 3,16).

Così, San Cipriano, martire del terzo secolo, iniziando il suo trattato su Le opere di carità e l’elemosina contempla con stupore le opere che Dio ha compiuto in Cristo suo Figlio a favore del suo popolo, prorompendo infine in un appassionato riconoscimento della sua misericordia.

«Fratelli carissimi, sono molti e grandi i benefici di Dio, che la bontà generosa e copiosa di Dio Padre e di Cristo ha compiuto e sempre compirà per la nostra salvezza; infatti per preservarci, per donarci una nuova vita e per poterci redimere, il Padre ha mandato il Figlio; il Figlio, che era stato mandato, volle essere chiamato anche Figlio dell’uomo, per farci diventare figli di Dio: si umiliò, per innalzare il popolo che prima giaceva a terra, fu ferito per curare le nostre ferite, divenne schiavo per condurre alla libertà noi che eravamo schiavi. Accettò di morire, per poter offrire ai mortali l’immortalità. Questi sono i molti e grandi doni della divina misericordia» (1: Trattati: Collana di Testi Patristici, CLXXV, Roma 2004, p. 108).

Con queste parole il santo dottore della Chiesa sviluppa il Salmo con una litania dei benefici che Dio ha fatto a noi, aggiungendo a quanto il Salmista non ancora conosceva, ma già aspettava, il vero dono che Dio ci ha fatto: il dono del Figlio, il dono dell’Incarnazione, nel quale Dio si è donato a noi e rimane con noi, nell’Eucaristia e nella Sua Parola, ogni giorno fino alla fine della storia.

Il pericolo nostro è che la memoria del male, dei mali sofferti, spesso sia più forte della memoria del bene. Il Salmo serve a risvegliare in noi anche la memoria del bene, di tanto bene che il Signore ci ha fatto e ci fa, e che possiamo vedere se il nostro cuore diventa attento e vero. La Misericordia di Dio è eterna, ed è presente giorno per giorno.

Benedetto XVI
L’Osservatore Romano, 17-11-2005

CORSO BIBLICO

Si è soliti chiamarlo il Grande Hallel, cioè l’inno di lode che il giudaismo intonava nella liturgia pasquale. La struttura di questo inno, che è al tempo stesso una sorta di Credo cantato è visibile di primo acchito: un solista elenca con asserti lapidari gli eventi di salvezza professati da Israele, l’assemblea risponde costantemente con un’antifona fissa: “eterna è la sua misericordia”. 75 Il vocabolo centrale è quell’hesed (fedeltà), un termine particolarmente caro al Salterio: esso appartiene alla teologia dell’alleanza ed esprime la bontà, l’amore, la fedeltà, la lealtà, la premura, la costanza, la misericordia con cui il Signore segue il suo popolo. Gli articoli di fede sono sostanzialmente quelli presenti in altri Credo storici in prosa presenti nella Bibbia (Deut 26, 5-9; Giosuè 24, 1-13). Qui, però, c’è una variante significativa da connettere con l’esperienza dell’esilio babilonese, che aveva aperto gli orizzonti del popolo ebraico, mostrando loro altre terre, altri culti e culture. Si era, così, fatta strada l’idea di un Dio creatore universale. E’ per questo che, anziché partire con l’elezione dei patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe), si inizia con la creazione delle acque, della terra, del cielo e degli astri (vv. 4-9), considerata come il primo atto salvifico e rivelatore del Signore (Gen. 1). Con i versetti successivi (vv. 10-20) entra, invece, in scena lo specifico della rivelazione biblica, con l’evento fondamentale, quello dell’esodo dall’Egitto e del successivo travagliato itinerario nel deserto. Dio, che è il Signore del cosmo, divide in due parti il Mar Rosso: l’immagine fa pensare al mare come a un mostro, essendo il simbolo del caos e del negativo da cui Israele emerge come popolo risorto e libero. Il Signore poi, è raffigurato come un guerriero che si schiera a difesa del suo popolo, colpendone gli avversari: il faraone e i due sovrani del deserto che si opposero al passaggio del popolo ebraico: Seon, re degli amorrei, e Og, re del territorio transgiordanico di Basan. Il terzo e ultimo articolo di fede è proprio quello che proclama l’ingresso nella terra di Canaan: “Diede in eredità il loro paese” (vv. 21-25), terra data da Dio “in eredità” a Israele. Il salmista a questo punto giunge ai suoi giorni, perché evoca anche le prove, in particolare la terribile “umiliazione” (v. 23) del crollo di Gerusalemme e del successivo esilio babilonese. Ma la fiducia nella “fedeltà” amorosa del Signore non viene mai meno. Con questo Salmo si compie l’unificazione tra le due rivelazioni divine, appartenenti ad ambiti diversi, quello cosmico (la creazione vv. 4-9) e quello storico (vv. 10-25). La creazione diventa parte dell’unica azione salvifica del Signore che si dispiega nella storia universale e in quella ebraica.

Dossologia

Sia gloria a Dio, il Signore,
che ha visitato e redento
il suo amato Israele
nel Cristo, l'atteso dei secoli!

Preghiera

O Padre, che hai compiuto opere mirabili
lungo tutta la storia di Israele,
e hai colmato la misura del tuo amore
inviando nella carne il tuo Figlio diletto,
manifesta ancora la tua fedeltà per il mondo intero
nel continuo esodo verso la libertà
di cui tu solo sei la profonda origine.
Amen.

 

            

Inserito da  Mercoledì, 25 Novembre 2015 Letto 431 volte Ultima modifica il Mercoledì, 25 Novembre 2015
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