Salmo 142

Preghiera di un perseguitato

MENTRE IL MIO SPIRITO È IN AGONIA

passione Cristo deriso da un soldato 1880

«Io penso che non bisogna temere il dolore. Vi è un dolore inevitabile, inerente alla stessa condizione umana, e quello bisogna saperlo affrontare e diventare amico. Non bisogna temere, io penso, neppure la disperazione, neppure Gesù all'inizio della interminabile agonia che ancora dura, si crede abbandonato ed ebbe un istante di scoraggiamento. È umano,. se l'evangelista racconta il vero, è perfino divino disperare, purché sinceramente, seriamente e per cose fondamentali. Ma non ho perduto la speranza che in qualche maniera si possano creare nuove forme di eroismo, di santità, di devozione, di consacrazione alle universali verità umane... non abbandonare mai la ricerca nella verità anche in mezzo alla notte oscura. Per strada ritroveremo Cristo che è la verità» (I. Silone).

[1]Maskil. Di Davide, quando era nella caverna.
Preghiera.

[2]Con la mia voce al Signore grido aiuto,
con la mia voce supplico il Signore;
[3]davanti a lui effondo il mio lamento,
al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.

[4]Mentre il mio spirito vien meno,
tu conosci la mia via.
Nel sentiero dove cammino
mi hanno teso un laccio.
[5]Guarda a destra e vedi:
nessuno mi riconosce.
Non c'è per me via di scampo,
nessuno ha cura della mia vita.

[6]Io grido a te, Signore;
dico: Sei tu il mio rifugio,
sei tu la mia sorte nella terra dei viventi.
[7]Ascolta la mia supplica:
ho toccato il fondo dell'angoscia.
Salvami dai miei persecutori
perché sono di me più forti.
[8]Strappa dal carcere la mia vita,
perché io renda grazie al tuo nome:
i giusti mi faranno corona
quando mi concederai la tua grazia.

COMMENTI

RAVASI

ome attestano s. Bonaventura e Tommaso da Celano, questa protesta intensa di un perseguitato che si rivolge a Dio dal profondo dell'angoscia è stata l'ultima preghiera di S. Francesco d' Assisi prima della sua morte, la sera del 3 ottobre 1226. La supplica è marcata ripetutamente dai pronomi personali che ne svelano , la qualità intima, la forma dialogica. La stessa introduzione è amplissima e martellata (vv. 2-4a) e lascia il passo ad una preghiera piena di fiducia nella quale brillano due professioni di fede: «Tu conosci la strada che io percorro... Tu sei il mio rifugio» (vv. 4b. 6b). l Forse l'orante è un prigioniero. Infatti nel v. 5 egli segnala a Dio il vuoto totale in cui è posto, senza una sola persona che si prenda cura di lui, e nel v. 8a dalle labbra gli esce una domanda precisa: «Fammi uscire dal carcere, Dio». Come sempre nelle preghiere bibliche, l'ultima voce è intrisa di speranza. E l'attesa di un giorno in cui la solitudine sarà spezzata da una folla di amici e la condanna cancellata dalla grazia e dalla libertà gioiosa nel Tempio (v. 8b).

CORSO BIBLICO

Questa supplica personale è aperta, nell’introduzione, da cinque verbi di implorazione rivolti a Dio (grido, supplico, effondo il lamento, sfogo la mia angoscia, viene meno lo spirito). Segue la supplica vera e propria che comprende due strofe (4b-8a). Infine una solenne conclusione presenta l’orante già sicuro della liberazione futura offerta dal Signore (v. 8b). Nella preghiera centrale il vertice è nel “tu” rivolto a Dio, cioè a una persona che dà fiducia e sicurezza: “Tu sei mio rifugio” (v. 6). Dio“conosce la sua via” cioè il cammino e la meta del suo fedele, allora, non può abbandonarlo. Purtroppo, però, su quella strada gli empi hanno teso un laccio (v. 4): tipica immagine di caccia che rappresenta i rischi e i pericoli del giusto. Ecco, allora, il grido rivolto a un Dio che sembra quasi distratto e non attento al vuoto e alla desolazione del suo servo. L’orante gli lancia quasi un segnale di allarme, con una certa delicatezza ma anche con fermezza: “Guarda a destra e vedi!” (v. 5). La destra dell’orante è totalmente sguarnita. Nell’uso orientale, a destra di una persona stava o il difensore in sede di processo, oppure il testimone favorevole o ancora, in caso di guerra, la guardia del corpo. Tutti gli amici si sono defilati, attorno all’orante c’è solo una cortina di abbandono e di silenzio: “Non c’è per me via di scampo, nessuno ha cura della mia vita” (v. 5). Ecco allora quel grido centrale, di cui abbiamo già fatto riferimento: “Tu sei mio rifugio, mia sorte nella terra dei viventi” (v. 6). Ora “sorte” o “porzione” è il vocabolo tipico per indicare nella Bibbia il possesso della terra promessa. Il Salmista è certo che il suo Signore spezzerà le catene di questo carcere amaro di solitudine in cui è imprigionato: “Strappa dal carcere la mai vita”. La finale si affaccia allora alla speranza. Il salmista si immagina già libero, nel tempio a sciogliere il suo voto di gratitudine all’interno dell’assemblea liturgica: “Perché io renda grazie al tuo nome”.

PERFETTA LETIZIA

La tradizione presenta questo salmo come scritto da Davide mentre era nella spelonca di Adullàm (1Sam 21,1-22,1).

Effettivamente il salmo presenta un uomo nell'angoscia più profonda, con lo spirito che gli viene meno. Il cammino della sua vita è insidiato come da un laccio nascosto pronto a scattare alla minima mossa imprudente. E' braccato e solo Dio sa quale sarà la via d'uscita. La sua vita è paralizzata come dentro un carcere. Non ha nessuno a sua difesa, proprio come Davide nella caverna di Adullàm. Egli tuttavia sa che quando sarà cessato l'incubo della persecuzione sarà riconosciuto nella sua autorità: “i giusti mi faranno corona”.

Davide, unto re da Samuele, ha la missione di soppiantare Saul sul trono di Israele, senza colpirlo, senza ucciderlo, altrimenti non avrebbe unificato attorno a sé Israele, poiché sarebbe stato giudicato un usurpatore. La fine della persecuzione coinciderà con la morte di Saul per mano dei Filistei. Davide allora arriverà alla regalità su Giuda e poi alla regalità su tutto Israele.

La strada di Davide è quella di ogni cristiano, che deve portare avanti la sua missione senza mai creare delle divisioni per sua colpa.

I nostri persecutori sono innanzitutto i demoni (Cf. Ef 6,12).

Anche a noi, in cielo, i giusti ci faranno corona, poiché tutti faranno corona ad uno, come ognuno farà corona insieme agli altri per ognuno. Sarà la comunione dei santi nel suo compimento glorioso in cielo.

Dossologia

Battezzati nel sangue di Cristo,
rallegriamoci in lui nell'attesa,
e già ora cantiamo esultanti
pregustando là stessa sua gloria.

Preghiera

O Padre, che non hai abbandonato il tuo Figlio
nell'ora dell'angoscia estrema,
ascolta il grido che sale a te
da ogni uomo che soffre
in abbandono e solitudine,
e donagli la certezza
che almeno tu
gli resti sempre fedele.
Amen.

 

 

Inserito da  Domenica, 29 Novembre 2015 Letto 441 volte Ultima modifica il Domenica, 29 Novembre 2015
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