Salmo 146

Inno al Dio che soccorre

ALLELUJA AL DIO LIBERATORE

salmo 146 2

Signore di ciò che fu e di ciò che sarà,
lui oggi, lui domani...
Signore di tutto, sorgente di tutto,
conoscitore di tutto, centro di tutto,
colui al quale tutto viene,
colui dal quale tutto va! (D.M.TUROLDO)

Preghiera salmica di David M. Turoldo:

Dio, tu sai che ti preghiamo, non solo perché senza di te siamo disperati;

ma prima di tutto vogliamo ringraziarti perché esisti;

e hai cura di tutti i tuoi figli,

specialmente dei fanciulli e delle madri;

e insieme lodarti e cantarti

per la gioia di saperti così umile e amico degli umili. Amen

[1]Alleluia.

Loda il Signore, anima mia:
[2]loderò il Signore per tutta la mia vita,
finché vivo canterò inni al mio Dio.

[3]Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
[4]Esala lo spirito e ritorna alla terra;
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.

[5]Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,
chi spera nel Signore suo Dio,
[6]creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene.
Egli è fedele per sempre,
[7]rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri,
[8]il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
[9]il Signore protegge lo straniero,
egli sostiene l'orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.

[10]Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

COMMENTI

RAVASI

Con questo Alleluja! si apre una serie di cinque salmi chiamati dalla tradizione l'«Hallel finale» (Salmi 146-150) per distinguerli dall'«Hallel egiziano» (Salmi 113-118) e dal «Grande Hallel» (Salmi 135-136). Questo inno di gioia e di lode in onore del Dio fedele e liberatore è scandito da dodici acclamazioni che registrano altrettanti atti divini: creatore del cielo e della terra, custode della fedeltà, operatore di giustizia per gli oppressi, datore di pane agli affamati, liberatore dei prigionieri, che apre gli occhi ai ciechi, che rialza chi è caduto, amante dei giusti, protettore dello straniero, che sostiene l'orfano e la vedova, sconvolge la via degli empi e regna per sempre (vv. 6-10). Nella litania di lode si esprime in modo reiterato la beatitudine della fede, «Beato colui che ha per suo aiuto il Dio di Giacobbe» (v. 5), e la maledizione dell'orgoglio e della prepotenza, «Non affidatevi mai al potente... è subito polvere» (vv. 3-4).

PADRE SALVATORE

Il Sal 146 (145) è un inno alleluiatico, nato dal cuore di un povero e fatto proprio dalla liturgia sinagogale, per cantare la lode mattutina al Signore, creatore di tutte le cose e liberatore del suo Popolo, Israele.

All’inconsistenza d’ogni aiuto che presuma basarsi sulla sola potenza umana (vv.3-4), fa riscontro l’esperienza reale degli eventi dell’Esodo, con i quali il Signore si è rivelato ad Israele e allo stesso Salmista.

Il povero, che impersona l’Israele del post-esilio, contempla il Dio della storia e vede, attraverso i suoi interventi salvifici, la perfezione stessa del Signore.

L’enumerazione di ciò che ha fatto Jhwh per il suo Popolo, raggiunge la pienezza, il numero dodici. Abbiamo quasi un rosario, o l’anticipazione dei “bellissimi 99 nomi di Allah” con cui pregano i devoti dell’Islam.

Tutto ciò, per dire chi è Dio per il povero:

È il creatore di tutto (v.6a; cf. Ap 14,7).

È il custode fedele dell’Alleanza (v.6b).

È colui che fa giustizia agli oppressi (v.7a).

È colui che dona il pane agli affamati (v.7b; cf. Lc 1,53).

È colui che libera i prigionieri (v.7c).

È colui che apre gli occhi ai ciechi (v.8; cf. Mt 11,5).

È colui che rialza chi è caduto (v.8b).

È colui che ama i giusti (v.8c).

È colui che protegge lo straniero e chiede ad Israele di fare altrettanto, a ricordo del periodo passato in Egitto (v.9a; cf. Es 22,20).

È colui che sostiene l’orfano e la vedova, facendosi loro Difensore (Go’ el), quasi fosse l’unico parente prossimo (v.9b).

È colui che sconvolge le vie degli empi (v.9c).

È colui che regna in eterno (v.10a; cf. Ap 19,6).

Dio fa ciò che è, ma vuole attuare questo, coinvolgendo dei MEDIATORI, il più importante dei quali, secondo i Profeti, sarà il Messia (cf:Is 61, 1-2), anzi è il Cristo, così come egli stesso ebbe a presentarsi nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,14-30); e come rispose agli inviati da Giovanni Battista (Mt 11,5). In questo senso il salmo può essere letto in chiave messianica.

La liturgia monastica prega questo salmo alle lodi del venerdì, quando si contempla la povertà estrema del Cristo che, per solidarietà con l’uomo peccatore, dovette affrontare la morte, fidandosi solo delle promesse del Padre, e così poter regnare in eterno.

Per quanto riguarda noi, ricordiamoci che “la via degli empi che Dio deve sconvolgere” (v.9c), passa attraverso il nostro cuore. Infatti, finché rimaniamo ripiegati su noi stessi, per presuntuosa autosufficienza, ci sarà impossibile partecipare alla beatitudine dei poveri. Finché saremo dominati dall’egocentrismo, ci sarà impedito di sentire nostro questo salmo, e non faremo mai l’esperienza di Dio, in esso descritta.

Solo dopo l’azione purificante dello Spirito, “padre dei poveri” (Sequenza di Pentecoste), riusciremo a fare nostri i sentimenti del Salmista, attuando, così, il suo stupendo programma di vita: “Tutta l’esistenza diventi ininterrotta lode a Dio” (v.1-2). Tutta la vita sia un’Eucaristia.

PERFETTA LETIZIA

Il salmo è stato composto nel tardo postesilio come rivela la sua lingua aramaicizzante. Esso fa pensare a un tempo di pace, di normalità, quale si ebbe verso la fine dell'epoca persiana quando Giuda divenne uno stato teocratico autonomo con propria moneta fino alla persecuzione di Antioco IV Epifane (2Mac 4,1s).

Il salmista al proposito personale e di testimonianza di lodare il Signore per tutta la vita, fa seguire un'ammonizione basilare: “Non confidate nei potenti, in un uomo che non può salvare”. I potenti, che amano circondarsi di un alone di gloria, non sono dei semidei, sono uomini che come tutti moriranno: “Esala lo spirito e ritorna alla terra: in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni”. Il salmista tuttavia non fa accenno ai guai, alle rovine a cui si espone chi confida nell'uomo, ma, in positivo, dice che è beato, “chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe”, cioè il Dio dei padri, il Dio delle promesse e dell'alleanza, riconoscendolo l'unico Dio, onnipotente creatore: “che ha fatto il cielo e la terra, il mare e quanto contiene".

“Egli è fedele per sempre”, mai manca alla sua parola, e il suo governo è giustizia e bontà: “Rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati”.

Poi il salmista con ritmo incalzante presenta a tutti cinque motivi di confidenza in Dio.

“Libera i prigionieri”; intendendo ciò in senso largo: deportati, carcerati ingiustamente, irretiti in trame di calunnia.

“Ridona la vista ai ciechi”, dove il cieco è colui che ha smarrito la via della verità (Dt 28,29; Gb 12,25; Is 29,18; 35,5).

“Rialza chi è caduto”, cioè chi è caduto nel peccato.

“Ama i giusti”, cioè li guida nel giusto cammino e protegge nei loro passi.

“Protegge i forestieri, egli sostiene l'orfano e la vedova”, cioè tre categorie di persone deboli, con scarsi punti di riferimento.

Poi una severa osservazione: “Ma sconvolge le vie dei malvagi”.

Dio è re, “regna per sempre”. Nessuno lo può contrastare, limitare il suo potere sovrano, nessuno può sperare di vincerlo; e il suo regnare è segnato dalla giustizia, dalla bontà e dalla misericordia.

“Il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione”; Dio che ha fatto alleanza con Sion. Ma l'alleanza è diventata nuova in Cristo; Sion ha rifiutato la nuova ed eterna alleanza, ma Cristo non rinuncia al popolo di Sion, ora tronco morto dell'unico popolo di Dio, il cui tronco vivo è la Chiesa, ma un giorno il tronco mortodiventerà vivo, accogliendo Cristo e facendo parte della Chiesa (Rm 11,25).

CORSO BIBLICO

Con questo Salmo, scandito dall’acclamazione halleluja, si apre una serie di cinque testi salmici chiamati dalla tradizione l’ “Hallel finale” perché posti alla fine del Salterio (Salmi 145-150), e per distinguerli dall’ “Hallel egiziano” (Salmi 112-117) e dal Grande Hallel (Salmi 134-135). Il carme è festoso nelle sue prime battute (vv. 1-2), scandite appunto dal verbo “lodare”, ma il corpo del canto è teologicamente denso, soprattutto quando si dipana la dolce litania dei dodici “nomi” di Yhwè (vv. 6-10). Questi titoli più che a lodare l’essenza di Dio, ossia il suo essere in sé, essi celebrano il suo comunicarsi amoroso alle sue creature, specialmente le più deboli. 1. “Colui che ha creato il cielo e la terra”, l’universo nella sua totalità, descritta simbolicamente nella trilogia cielo-terra-mare. Qui entra in scena il Dio creatore. 2. “Egli è fedele per sempre”: è la dimensione storica dell’azione divina, centrata sulla fedeltà, una delle qualità del Signore nell’alleanza con Israele. 3. “Rende giustizia agli oppressi”, schiaccia i prepotenti. Il Signore si rivela come il giusto e il difensore degli ultimi. 81 4. “Dà il pane agli affamati”. Questa è un’affermazione indiretta sulla destinazione universale dei beni, antecedente a ogni diritto di proprietà privata. 5. “Libera i prigionieri”: il tema ha risvolti messianici, come appare nella citazione che Gesù fa di Isaia 61 nel discorso della sinagoga di Nazareth. 6. “Ridona la vista ai ciechi”: anche questa è una componente tipica dell’èra messianica (Is 29,18; 35,5; Lc 4,18), ed è il segno della creazione di una nuova umanità. 7. “Rialza il caduto”: Dio si china su chi è prostrato nella polvere della disperazione o dell’umiliazione e, ponendosi accanto, fa sì che il misero possa aggrapparsi alla sua spalla ed essere sollevato, ritrovando la sua dignità umana. 8. “Il Signore ama i giusti”, ossia i fedeli alla legge morale divina. 9. “Protegge lo straniero”. Gli stranieri hanno in terra estera il loro tutore e difensore supremo: Dio stesso. 10. “Sostiene l’orfano e al vedova”, classi prive di un difensore (padre e marito) e perciò affidate alla tutela diretta del Signore. 11. “Sconvolge la via degli empi”: è questo l’unico atto negativo e quasi giudiziario o bellico. La giustizia, però, è necessaria e si protende contro le “vie”, cioè le scelte dei malvagi. 12. “Il Signore regna”. E’ questo l’apice della lode: Dio ha un disegno d’amore, di vita, di giustizia e di verità su tutto il mondo. E’ il suo “regno” che lentamente ma efficacemente vuole attuare.

Dossologia

A lui, il Signore inviato dal Padre
a inaugurare il tempo di grazia,
cantino tutte le vittime gloria,
nella certezza del Regno che viene.

Preghiera

Dio, tu sai
che ti preghiamo non solo perché
senza di te siamo disperati;
ma prima di tutto
vogliamo ringraziarti perché esisti;
e hai cura di tutti i tuoi figli,
specialmente dei fanciulli e delle madri;
e insieme lodarti e cantarti
per la gioia di saperti così umile
e amico degli umili.
Amen.

 

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Martedì, 01 Dicembre 2015 Letto 420 volte Ultima modifica il Mercoledì, 02 Dicembre 2015
Devi effettuare il login per inviare commenti