Salmo 148

Lode cosmica

  voi angeli tutti, lodatelo,voi spiriti a schiere, lodatelo;visione del cielo

Spuntino quali fiori le parole
sulle labbra finalmente gaudiose.
Eri vento impetuoso
sulle prime scogliere
del mondo. Eri colomba
uscita dalla nube eterna.

Voglio dispiegare laudi
al davanzale, tra cielo e mare.
Luce creante, luce
sostanza delle piante
degli uccelli in volo
festa del nostro pensare
del nostro guardare
le cose ogni giorno nuove.

[1]Alleluia.

Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell'alto dei cieli.
[2]Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.

[3]Lodatelo, sole e luna,
lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.
[4]Lodatelo, cieli dei cieli,
voi acque al di sopra dei cieli.

[5]Lodino tutti il nome del Signore,
perché egli disse e furono creati.
[6]Li ha stabiliti per sempre,
ha posto una legge che non passa.

[7]Lodate il Signore dalla terra,
mostri marini e voi tutti abissi,
[8]fuoco e grandine, neve e nebbia,
vento di bufera che obbedisce alla sua parola,
[9]monti e voi tutte, colline,
alberi da frutto e tutti voi, cedri,
[10]voi fiere e tutte le bestie,
rettili e uccelli alati.

[11]I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
[12]i giovani e le fanciulle,
i vecchi insieme ai bambini
[13]lodino il nome del Signore:
perché solo il suo nome è sublime,
la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli.
[14]Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.
E' canto di lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli di Israele, popolo che egli ama.

COMMENTI

RAVASI

Corale cantico delle creature guidato dall'uomo che presiede questa liturgia cosmica di lode, il Salmo 148 è composto da due possenti alleluja! Il primo è quello che risuona nei cieli ed ha cantori astrali (vv. 1-6). Il loro inno è la celebrazione della creazione e della provvidenza divina (vv. 5-6). Il secondo alleluja! è intonato dalla terra rappresentata da un alfabeto di creature (ventidue esseri creati che costituiscono il nostro orizzonte terrestre) che celebrano l'azione creatrice e redentrice di Dio (vv. 13-14). Tutti gli abitanti del cielo e della terra sono, quindi, convocati nel tempio cosmico per una preghiera «sinfonica» alloro unico Signore, Creatore e Salvatore.

PADRE SALVATORE

Preghiera salmica

Dio dal nome ineffabile e sublime, che hai creato l’universo perché ti rendesse gloria e, in Cristo tuo Figlio; hai voluto farti vicino non solo al tuo Popolo ma ad ogni uomo, donaci il tuo santo Spirito, perché ognuno di noi possa percepirsi tuo tempio, e nell’intimità profonda del suo essere, possa sempre cantare l’alleluia di chi ha scoperto che tu sei, anche per noi, “Abbà, Padre!”. Amen.

Il Salmo 148 è una vera lode cosmica al Dio d’Israele, creatore dell’universo e restauratore del suo Popolo. Esso è recitato ogni mattina dagli Ebrei.

Probabilmente il salmo è stato scritto dopo il ritorno da Babilonia, quando gli esiliati ricostruirono il Tempio di Gerusalemme. La contemplazione del Salmista passa dall’edificio di pietra al “tempio cosmico”, quello che Dio stesso si è costruito creando l’universo (cfr. Gen 1; Sal 104): Ebbene, questo tempio è abitato da un unico Signore, il Dio d’Israele, «il cui nome è sublime» (Sal 148,13b), gli altri abitanti “dei cieli”, come gli angeli, il sole, la luna e le stelle, non sono - come ritenevano i babilonesi e le altre nazioni pagane - divinità, ma semplici (anche se stupende) creature. E proprio perché creature, sono sempre obbedienti ai comandi di Dio.

La contemplazione del Salmista segue lo schema che troviamo in Dn 3,52ss. Dagli esseri celesti si passa a quelli terrestri e tutti - anche i più mostruosi e terribili, come “l’abisso” (v. 7b) - possono e debbono dar lode al Signore. Ma è soprattutto l’uomo, “il liturgo della creazione”, (L. Alonso Schökel), a farsi voce di tutte le creature che lodano Dio. Perciò ogni persona, senza distinzione di età o di condizione sociale, è chiamata a riconoscere la sublimità del nome di Dio e la sua sovranità universale (v.13bc). E se“tutti i popoli” hanno il dovere di lodare Dio (v. 11a), solo Israele può vantare una “vicinanza” unica con il suo Signore (v. 14c), che, per questo,“ha accresciuto la potenza del suo popolo” (v. 14a).

Commentando il v. 12b Rav Moise Levy, in Tikkùn Tehillìm, nota: «Da questo versetto in cui è detto che gli anziani e i giovani lodano assieme il Signore mentre i giovani sono tenuti distinti dalle fanciulle, si trae conferma del fatto che nel Santuario [il Tempio di Gerusalemme] vi erano strutture separate per le donne e per gli uomini. Anche al giorno d’oggi, nei luoghi di preghiera [le sinagoghe], vi sono collocazioni distinte per le donne [il matroneo]». Con realismo storico, dal “tempio cosmico” che unisce tutti e tutto si ritorna al tempio di pietra dove, ancor oggi, ci sono delle divisioni. Solo nel giorno escatologico, secondo l’oracolo di Gioele (Gl 3,1-2), ricordato da Pietro il giorno della Pentecoste (At 2,17-21), lo Spirito sarà effuso “su ogni uomo”, senza più distinzione di sorta

Terminiamo con le parole di Giovanni Paolo II, all’udienza generale, di mercoledì, 17 luglio, 2002: «Siamo invitati anche noi ad associarci a questo immenso coro, divenendo voce esplicita di ogni creatura, lodando Dio nelle due dimensioni fondamentali del suo mistero. Da un lato, dobbiamo adorare la sua grandezza trascendente,“perché solo il suo nome è sublime, la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli”, come dice il nostro Salmo (v. 13). D’altro lato, riconosciamo la sua bontà condiscendente, poiché Dio è vicino alle sue creature e viene specialmente in aiuto al suo popolo: “Egli ha sollevato la potenza del popolo che egli ama” (v. 14)». È lo stesso cammino di “condiscendenza” che fece il Verbo nel farsi carne per noi (cfr. Gv 1,1-5. 14), annientandosi per la nostra salvezza (cfr. Fil 2,6-11). Ed è l’itinerario “mistico” che può fare ognuno di noi partendo dalla contemplazione delle bellezze del creato per scoprire in sé la presenza dell’ineffabile Dio.

CORSO BIBLICO

Il salmista, chiamandoli per nome, mette in ordine gli esseri: sopra i cieli, due astri (sole e luna) secondo i tempi e a parte le stelle; da un lato, gli alberi da frutto, dall’altro i cedri; su un piano i rettili e su un altro gli uccelli; qui i principi e là i popoli; in due file, forse dandosi la mano, giovani e fanciulle. Dio li ha stabiliti dando a tutti luogo e funzione; l’uomo li accoglie, dando loro posto nel linguaggio e, così disposti, li conduce alla celebrazione liturgica. In una colossale coreografia cosmica sfilano davanti al creatore tutte le creature, insieme intonano un halleluiah corale, celeste (vv. 1-6) e terrestre (vv. 7-14). • Nel cielo abbiamo i cantori astrali: le altezze siderali, gli angeli, le schiere angeliche, il sole e la luna, le stelle lucenti, i cieli dei cieli (lo spazio stellare), le acque superiori conservate da Dio in serbatoi per le piogge (secondo l’antica cosmologia biblica). • Sulla terra, poi, c’è una fila lunghissima di cantori: i mostri e gli abissi, simboli del caos acquatico su cui è sospesa la piattaforma della terra (sempre secondo l’antica cosmologia semitica); il fuoco, la grandine, la neve e la nebbia (espressione dell’atmosfera), il vento tempestoso visto come veloce messaggero di Dio; i monti e le colline, considerate le creature più antiche della terra; il mondo vegetale concentrato negli alberi da frutto e nei cedri, il mondo animale fatto da fiere, di bestiame, di rettili e di volatili. E infine ecco l’uomo, il vero cantore della creazione, rappresentato secondo tutte le età, le dignità, i sessi, re, nazioni, principi, giovani, fanciulli, vecchi, ragazzi. Tutti gli esseri terrestri lodano il Signore per la sua trascendenza sublime (v. 13) e per la sua vicinanza nella storia. L’uomo nella preghiera si fa portavoce di tutta la creazione, raccoglie e innalza ai cieli tutte le preghiere che giacciono abbandonate a terra e nei campi. Ma attraverso la lode corale, umana e cosmica, si scopre anche il volto di colui che è lodato ed esaltato. Da un lato, infatti, nello splendore del creato viene alla luce il mistero della trascendenza divina: “La sua gloria risplende sulla terra e nei cieli” (v. 13). D’altro lato, però, si sente palpitare anche la sua vicinanza, la sua presenza affettuosa che si preoccupa delle creature uscite dalle sue mani: “Egli ha sollevato la potenza del suo popolo” (v. 14). Cerchiamo, allora, di ritrovare la capacità di entrare nel tempio cosmico della natura per far risalire il nostro canto al Creatore, ma anche per incontrarne la presenza e il volto.

PERFETTA LETIZIA

Questo salmo è stato scritto dopo il ritorno dall'esilio di Babilonia e la ricostruzione del tempio e di Gerusalemme. Il salmista, vede che il pensiero proteiforme, contradditorio, mitologico, dei pagani, getta sulla creazione, una coltre caduca, e per questo chiede che la creazione sia libera di inneggiare Dio presso ogni orecchio.
Nei cieli non ci sono gli dei, essi non esistono; nei cieli ci sono angeli, angeli creati da Dio, che vengono invitati a lodarlo, cioè a prorompere in una lode trionfale insieme a tutto il creato: “Lodate il Signore dai cieli (...). Lodatelo, voi tutti, suoi angeli...”.
Il sole, la luna, le stelle, non sono divinità, ma creature di Dio che parlano di lui, che celebrano con la loro potenza e bellezza lui. I cieli, non sono una divinità, ma una realtà creata, che canta lui (Cf. Ps 18).
I mostri marini, non sono delle divinità. Le acque profonde, il fuoco, la grandine, la neve, la nebbia, il vento..., sono tutte creature del Signore (Sap 13,2).
E' quanto proclama il cantico dei tre giovani nella fornace (Dn 3,52s).
“Acque al di sopra dei cieli”. [Non convince che il salmista realmente si riferisca ad acque sopra i cieli (Cf. Gn 1,6; Dn 3,60), che non rientravano nell'esperienza e che perciò non potevano essere affermate. Altro è il significato simbolico in Ap 4,6. Il salmista conosceva benissimo che la pioggia cade in concomitanza con le nubi. Bisogna dunque pensare, a differenza di molti commentatori, che per cieli il salmista, in assenza di conoscenze di fisica e senza volere fare formalmente della fisica, pensi ai vari livelli di altezza sui quali si presentano le nubi. Esse possono essere alte, meno alte, oppure, basse, scure, tempestose, spinte dai venti. “I cieli dei cieli” (Cf. 1Re 8,27) sono così da intendersi come i cieli delle stelle e delle schiere angeliche].
Il salmista chiede che tutti i re della terra, tutti i popoli lodino il Signore...”Perché solo il suo nome è sublime”, cioè merita in assoluto lode e gloria. Solo lui è il Santo, il Creatore, l'Altissimo, l'Onnipotente, l'Onnisciente, l'Infinitamente giusto, l'Eterno misericordioso. Egli è conoscibile dagli uomini nella sua esistenza, nella sua potenza (Sap 13,1s; Rm 1,20), perché “la sua maestà sovrasta la terra e i cieli”.
Il salmista termina con la sua lode alla fedeltà di Dio verso il suo popolo: “Ha accresciuto la potenza del suo popolo”. Egli, dice il salmista, “è la lode per tutti i suoi fedeli, per i figli d'Israele, popolo a lui vicino”.
Dio mantiene continuamente la potenza del suo popolo mediante l'Eucaristia e il dono dello Spirito Santo. E la Chiesa non cessa di lodare Dio per la sua gloria immensa, che è Cristo crocifisso e risorto, e di chiedere che il Padre, nella sua grandezza e misericordia, venga celebrato, inneggiato, adorato, in tutta la terra: “Sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno”.
La creazione giungerà alla piena libertà da ogni caducità datale dall'uomo, quando diventerà cieli e terra nuova (Is 66,17; Rm 8,19; 2Pt 3,13; Ap 21,1).

VINCENZO TOPA -cantore neo-catecumenale

Il salmo 148 è una lode a Dio creatore, un inno che pare raccogliere le voci di tutta la creazione in un solenne e armonioso accordo corale di Alleluja. Non a caso la Chiesa lo pone infatti nella liturgia delle Lodi mattutine della domenica, nell’ora che commemora la risurrezione di Cristo, il momento in cui la fedeltà di Dio compie per noi ciò che era stato promesso nel Vecchio Testamento. La prima voce dalla quale si leva la lode eterna è quella del cielo. I puri spiriti e tutte le realtà angeliche, che ci vengono riportate alla mente dallo splendore delle stelle, lodano Dio per sempre, al di fuori del tempo, perché li ha portati all’esistenza.“La parola del Signore ha fatto i cieli e il soffio della sua bocca le sue schiere” dice un altro salmo (Sal. 32), ma la parola ha anche creato e ordinato mirabilmente il mondo sensibile, come ci racconta la Genesi. Alla lode dei cieli si unisce la lode della terra, delle cose inanimate e degli animali della creazione: Infine anche l’uomo, posto al centro della creazione, unisce la sua voce a questo coro armonioso e possente. Di generazione in generazione, i vecchi insieme ai bambini, anche l’uomo perpetua la lode nella continuità del tempo. Il canto di questo salmo aiuta quindi la Chiesa, popolo di Dio, a ricondurre tutti gli esseri alla loro vera fonte e principio supremo. In definitiva è proprio la coscienza di essere parte di un affresco immenso e perfetto, quello dell’esistenza, ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri della terra, facendone poco meno di un angelo (cfr. Sal. 8). 

Dossologia

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito,
sempre gloria da tutto il creato.

Preghiera

Salga a te la nostra lode, o Padre,
perché nel tuo Figlio Gesù Cristo
hai ricapitolato tutte le cose
nell'unità del tuo Amore:
sia il nostro canto
un inno di grazie per ogni essere,
cui hai partecipato il tuo soffio di vita.
Amen.

 

 

 

 

 

 

Inserito da  Mercoledì, 02 Dicembre 2015 Letto 955 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti