Salmo 149

Canto trionfale

  IL SIGNORE INCORONA GLI UMILI DI VITTORIAincoronazione di Maria SS

«Signore, suscita il loro Re, figlio di David, cingilo della tua forza per spezzare i principi ingiusti... per distruggere i pagani empi con una parola della sua bocca... Egli non spererà nel cavallo, nel cavaliere e nell'arco, non raccoglierà un 'armata, speranze queste per un giorno di guerra. Ma sottometterà la terra solo con una parola della sua bocca, per sempre... Beati coloro che vivranno in quei giorni... sotto lo scettro del Messia, del Signore, nel timore di Dio, così da dirigere gli uomini nelle opere di giustizia e porre tutti in presenza del Signore»
(Salmi di Salomone, XVII-XVIII).

[1]Alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
[2]Gioisca Israele nel suo Creatore,
esultino nel loro Re i figli di Sion.
[3]Lodino il suo nome con danze,
con timpani e cetre gli cantino inni.
[4]Il Signore ama il suo popolo,
incorona gli umili di vittoria.

[5]Esultino i fedeli nella gloria,
sorgano lieti dai loro giacigli.
[6]Le lodi di Dio sulla loro bocca
e la spada a due tagli nelle loro mani,
[7]per compiere la vendetta tra i popoli
e punire le genti;
[8]per stringere in catene i loro capi,
i loro nobili in ceppi di ferro;
[9]per eseguire su di essi il giudizio gia scritto:
questa è la gloria per tutti i suoi fedeli.

 

Alleluia.

A te gloria, o Padre onnipotente.

A te lode, o Figlio vincitore della morte.

A te onore, o Spirito che sostieni i fedeli nel buon combattimento. Amen.

 

COMMENTI 

RAVASI

Protagonisti di questo canto della guerra santa sono i Hasidim (letteralmente «i fedeli, i pii»), cioè i combattenti per l'indipendenza religiosa e politica di Israele sotto il dominio siro-ellenistico del re Antioco IV Epifane (175-164 a.C.). Guidati dai Maccabei, questi «volontari della Legge» (I Maccabei 2,42) si presentano col loro «cantico nuovo», cioè col loro inno di trionfo, cantato sempre, sia nella battaglia sia nel riposo (v. 5). Il ritratto di questi sacerdoti della guerra santa è abbozzato nel v. 6 secondo i canoni della teocrazia dell'antico Israele: nelle loro gole le lodi di Dio e in mano la spada a doppio taglio per far vendetta e rappresaglie tra i pagani oppressori. È questo uno degli ultimi salmi a livello cronologico, certamente lontano dallo spirito evangelico ma pieno di entusiasmo per la libertà e per la fede. Suggestivo è il saluto militare finale rivolto a questi combattenti della libertà: «Onore ai Hasidim!» (v. 9).

CORSO BIBLICO

In questo Salmo sono di scena i “pii” , “fedeli”, “esultino i fedeli nella gloria”, un termine tradizionale per indicare coloro che rispondono con amore e fedeltà all’amore di Dio. Per alcuni commentatori questo Salmo sarebbe quasi l’inno di battaglia di fede di questi combattenti per la libertà religiosa e civile di Israele in un’epoca di trionfante ellenismo. Essi sono presentati come sacerdoti della guerra santa, espressione dell’ansia di indipendenza e di fedeltà alle proprie radici. La loro lode è perenne, risuona anche sui “loro giacigli” (v. 5), cioè nelle notti di attesa, prima delle battaglie. I cavalieri di Sion si scagliano nella mischia, implacabili, scatenando rappresaglie, incatenando re e generali, convinti dell’appoggio di Dio di cui essi eseguono “il giudizio già scritto” (v. 9). Ma per comprendere la dimensione spirituale genuina di questo Salmo bisogna dar rilievo a un altro vocabolo usato per definire i “fedeli” e cioè “poveri, umili”. Si tratta di una figura molto frequente nel Salterio e rappresenta non solo gli oppressi, i miseri, i perseguitati, ma anche coloro che, essendo fedeli agli impegni morali della loro fede e della loro alleanza con Dio, vengono emarginati da coloro che scelgono la violenza, la ricchezza e respingono Dio e l’amore. In questa luce si riesce 83 a comprendere che essere poveri non è soltanto una categoria sociale ma una scelta spirituale. A prima vista costoro sembrano gli sconfitti della storia perché i poveri non hanno mezzi né strategie per opporsi agli imperi, ai poteri politici ed economici, alle strutture ingiuste. Eppure il salmista non ha esitazioni: “Il Signore ama il suo popolo incorona gli umili (poveri) di vittoria” (v. 4).

PERFETTA LETIZIA

Il salmo si colloca probabilmente al tempo di Neemia, quando i popoli vicini minacciarono di distruzione i reduci dall'esilio con la menzogna che essi meditassero l'indipendenza da Artaserse, re Persiano (Nm 6,5). Israele si armò pronto alla difesa e, come dice il salmo, anche alla guerra di punizione: “Per compiere la vendetta fra le nazioni e punire i popoli...”(Cf. Sap 12,6). In questa guerra di punizione è assente la conquista territoriale.

“L'assemblea dei fedeli” (“qehal hasidim”) indica l'assemblea liturgica nel tempio. In essa si loda Dio e si prospetta la guerra di punizione dei nemici di Dio e del suo popolo.

I “hasidim” (i pii, i fedeli) che il salmo nomina tre volte sono in specifico i fedeli pronti alla guerra.

“I fedeli nella gloria”, sono i pii resi forti dalla potenza gloriosa di Dio. Essi “facciano festa sui loro giacigli”, cioè con entusiasmo, senza pigrizie.

La spada che i fedeli, i pii, hanno in mano è la parola di Dio, in tutta sintonia a quella del Verbo (Ap 1,16; 19,15).

L'esercito invincibile contro gli empi sarà la Chiesa, il cui capo è Cristo, il “Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19,16). La Chiesa vincerà, con l'assistenza degli “eserciti del cielo” (Ap 19,14).

La punizione che i fedeli infliggono è quella di tenere desta la voce della coscienza negli empi, continuando ad amare anche se odiati; per questo essi sono “il tormento degli abitanti della terra” che odiano l'amore (Ap 11,10). I ceppi di ferro indicano l'impotenza dei potenti contro i fedeli in Cristo; essi possono uccidere il corpo ma non possono far nulla all'anima (Cf. Mt 10,20).

Nel giudizio finale, i fedeli sorgeranno gloriosi dalle tombe (giacigli) per giudicare con Cristo gli empi (Cf. Mt 19,28), che saranno gettati, anche con il corpo, nei ceppi infernali, preda del loro re nero, che hanno voluto scegliere e adorare.

SUORE DI MARIA BAMBINA

Cantavano un canto nuovo. "Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti, e regneranno sopra la terra". Ap 5,9-10

Se il salmo 148 ha ordinato le voci del coro, sintonizzandole sul diapason del "lodate", il salmo 149 vuol sintonizzare i cuori dell'"assemblea dei fedeli". Non si tratta infatti di "recitare" il "canto nuovo" o di "gorgheggiare" l'"alleluia", ma di celebrarlo come atteggiamento profondo dell'animo, di esprimerlo nel canto come vibrazione interiore di vita, di gioia e di esultanza. Oggetto di questo "canto nuovo", non è un qualsiasi insigne benefattore di Israele, ma è "il suo Creatore", che "ama il suo popolo", è il "loro re", "che incorona gli umili di vittoria". Per questo "gioisca Israele ... esultino i figli di Sion ... esultino i fedeli nella gloria, e sorgano lieti ...".
Gioia, esultanza, letizia non sono atteggiamenti da regia, sono autentici stati d'animo autenticamente vissuti. Anche la danza qui è chiamata in causa, nel suo originario valore di azione sacra, di lievitazione spirituale del corporeo, innalzato all'Altissimo in pienezza di lode. Tutto questo non come recitazione drammatica sia pure a livello di azione liturgica; ma nella grandiosa visione escatologica dell'incontro finale con Dio, creatore e re. In questo contesto il quadro apocalittico della "vendetta tra i popoli ... per eseguire il giudizio già scritto" non ha nulla in comune con le invettive imprecatorie dei salmi di lamentazione, ma assume la forza profetica del trionfo finale del Re vittorioso, della definitiva sconfitta del "male", chiamato anch'esso così, in causa, a proclamare a suo modo le lodi del Signore. Ultime note di preludio alla gioia senza fine e senza ombra della vittoria dell'Agnello: "questa è la gloria per tutti i suoi fedeli".

PADRE SALVATORE

Preghiera salmica

Padre, che per l’azione del tuo Santo Spirito hai animato di zelo in favore degli oppressi, i Profeti e Gesù, tuo Figlio, fa’ che nessun povero si senta da noi disprezzato, che nessun nostro atto o gesto faccia loro sperare vendetta da Te.

Rendici coscienti di quanto siamo meschini, quando restiamo pigri nei nostri giacigli, invece di sorgere a lodarti e a combattere la buona battaglia del bene. Amen.

Sal 149: Inno di guerra. Era sulla bocca degli Ebrei che lottavano con i Maccabei, nel 2° secolo avanti Cristo, dei quali è scritto che “combattevano con le mani, mentre pregavano Dio nel loro cuore” (2Mac 15,27).

Fu sentito come proprio anche dai Cristiani che partivano per le Crociate, nel 12° secolo dopo Cristo.

Quest’attualizzazione così specifica, che ne fa l’inno d’ogni guerra santa, la “jihad”, può renderlo ostico al cristiano normale, che se lo trova alle lodi della domenica.

Partendo, però, dall’inserimento del Sal 149 nella liturgia della Pasqua settimanale e nelle feste dei martiri, possiamo essere aiutati a superare l’istintivo rigetto di questa composizione epica e rileggere il Salmo in dimensione escatologica.

Il Sal 149 celebra la lotta continua tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, tra la morte e la vita, per affermare la vittoria escatologica di Dio e dei suoi fedeli, i “Chassidim” (v. 1 e 9), che sono, insieme con il Signore, gli attori principali di quest’epopea divina (cf. Is 61,2s; Zc 9,13-16).

I Chassidim con i quali s’inizia e si termina il componimento, sono i poveri umiliati, “gli anawim” (v. 4) che formeranno il glorioso resto d’Israele. Alla fine se avranno perseverato, Dio stesso “li incoronerà di vittoria” (v. 4).

Nel piccolo, s’anticipa quanto il Veggente contempla nell’Apocalisse di Giovanni. In entrambe i casi si canta un cantico nuovo (v. 1 e Ap 14,3), appare “una spada a due tagli” (v. 6 e Ap 1,16), e si chiede “la vendetta di Dio” (v. 7 e Ap 6,10).

Proprio utilizzando il linguaggio apocalittico, possiamo convenire con i Padri della Chiesa e scorgere nella terribile “spada a doppio taglio” che questi poveri brandiscono (v. 6a), e che il Veggente dell’Apocalisse vede uscire dalla bocca del Figlio dell’uomo (Ap 1,16), nient’altro che l’efficace parola di Dio, proclamata dagli Apostoli e da tutti i missionari del Cristo. D’altronde, la Lettera agli Ebrei così parla della Parola divina: “Essa è più tagliente di una spada a due tagli” (Eb4,12).

Sempre rimanendo in questa prospettiva, e ricordando l’utilizzo liturgico del Sal 149, possiamo interpretare in modo pasquale il v. 5b che invita i Chassidim a sorgere dai loro giacigli: “I giacigli sono simbolo del riposo e la morte dei santi è la loro dormizione” (EUSEBIO). È l’invito alla Risurrezione, partecipazione piena alla vittoria del Cristo crocifisso e risorto.

Ecco in che modo si realizza “la vendetta” di Dio sui nemici pagani (v. 7).

Così i poveri diventano strumento del giudizio di Dio (v. 9a), allo stesso modo di come lo sono nella celebre pagina matteana del giudizio finale (Mt 25, 31-46). Il Re s’identifica e combatte con loro, glorificandoli pienamente (v. 9b).

VINCENZO TOPA -cantore neo-catecumenale

Il salmo 149, che la Chiesa canta nelle lodi della I settimana e di tutte le Solennità, inizia con l’invito a lodare Dio nel canto dell’Alleluja. Il popolo di Dio esulta in Cristo, suo re, e gioisce nel Padre suo Creatore. Allora questo canto, Alleluja, è un canto nuovo, che proietta la Chiesa nelle sfere celesti, dove Colui che siede sul trono dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose... a colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita” (Ap. 21, 6).  La lode sfocia nell’esultanza, perché il Signore ha reso vittoriosi gli umili, coloro che avevano sete. Con l’acqua del suo Spirito li ha dissetati donando loro di diventare uomini nuovi e sperimentare il frutto della gioia. Dalla contemplazione riceviamo forza per l’azione. Con il canto di lode di chi riconosce le meraviglie compiute dall’amore di Dio ci apriamo a ricevere il suo Spirito, che ci consente di sorgere lieti dai nostri giacigli, dalle nostre paralisi, ed entrare nel combattimento. Infatti,come Israele ha dovuto cacciare le sette nazioni per conquistare la terra promessa, così noi siamo chiamati a dichiarare guerra ai nostri vizi e peccati... San Paolo ci invita ad indossare l’armatura di Dio (cfr. Ef. 6, 13) prima di entrare in questo combattimento, che “non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male...” (Ef. 6, 12). Contro costoro gli umili entrino in guerra stringendo nelle mani la spada della Parola di Dio. Sui demoni e sui loro figli il giudizio è già scritto. Di questa vittoria finale profetizza l’Apocalisse: “Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”(Ap. 21, 7-8).

Dossologia

A lui che siede sul trono, all'Agnello,
salga il canto di tutti i redenti.

Preghiera

O Padre, che proteggi il tuo popolo
e gli assicuri la vittoria finale:
vittoria che segna
il trionfo dell' Amore:
già ora ti lodiamo per l' opera mirabile
che tu compi nel mondo
per mezzo dei tuoi santi:
concedici che pure noi, alla fine,
potremo cantarti con loro
quando ci accoglierai
nel tuo Regno di gloria.
Amen.

 

 

 

 

Inserito da  Mercoledì, 02 Dicembre 2015 Letto 582 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Dicembre 2015
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