Salmo 150

Dossologia finale

ULTIMO ALLELUJA

Ma lodiamolo anche per la sua piccolezza, e debolezza e impotenza! Perché ama e piange come noi; e ci usa tenerezza come una madre; e ha compassione delle nostre infermità. Lodiamolo perché si rivela ai fanciulli e ai piccoli; perché elegge le creature più deboli, e dei forti e potenti non sa cosa farsene.

                                  salmo150 davide canta         Lode Angelica

Tu ami ogni cosa e ai peccati
di nessuno guardi,
e nulla disprezzi
di queste tue creature.
La terra intera davanti a te
è come polvere sulla bilancia,
o una stilla di rugiada
caduta all'alba
dalla tua mano.

[1]Alleluia.                                                                                                                                                     

Lodate il Signore nel suo santuario,
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
[2]Lodatelo per i suoi prodigi,
lodatelo per la sua immensa grandezza.

[3]Lodatelo con squilli di tromba,
lodatelo con arpa e cetra;
[4]lodatelo con timpani e danze,
lodatelo sulle corde e sui flauti.

[5]Lodatelo con cembali sonori,
lodatelo con cembali squillanti;
ogni vivente dia lode al Signore.

Alleluia.

COMMENTI

RAVASI

Con questo corale alleluja! si chiude la collezione dei salmi. È una fastosa, solenne e musicale dossologia a JHWH, l'ultima parola del Salterio. Una cascata di alleluja accompagna l'orchestra del Tempio che è qui integralmente convocata col shofar, il «corno», l'arpa, la cetra, i timpani, le corde, il flauto e i cembali. Ma in finale si leva un suono supremo, è il respiro di ogni essere vivente che si fa preghiera e lode (v. 6). Con questo canto cosmico, spesso trasposto in musica (C. Franck, H. Bruckner, I. Stravinskij...), si chiudono i tehillim, «le lodi» come gli Ebrei hanno chiamato i Salmi.

CORSO BIBLICO

Il lungo itinerario nel mondo del Salterio giunge ora al suo approdo. L’ultimo Salmo, infatti, è un suggello apposto al libro delle “lodi” (come è noto, in ebraico i Salmi sono chiamati Tehillìm, cioè “lodi”) oranti dell’Israele biblico. Si tratta appunto di una solenne e festosa dossologia musicale, scandita da una vera e propria cascata di halleluja che sembrano non finire mai, simili alla vocale sonora dell’esaltante “Halleluja” incastonato nel Messia di Handel. L’ultima parola del Salterio è, dunque, quella della lode pura, dell’adorazione, della poesia e della musica. Il filo teologico di questi 150 carmi fatti spesso di lamenti, intrisi di scarse gioie e di molte lacrime, percorsi dal respiro della vita, dalle urla delle battaglie, è sempre quello della celebrazione libera e serena di Dio. A questa celebrazione è convocata l’orchestra del tempio con sette strumenti: il corno, l’arpa, la cetra, il tamburello, i vari strumenti a corda, il flauto e i cembali. Ma a questa celebrazione è convocato anche “ogni essere vivente” e in particolare l’uomo che, con la sua cascata innica dei dieci halleluja del Salmo, e facendosi portavoce dell’intera creazione vivente, dà voce a tutto il cosmo. La sfondo di questo Salmo è il “santuario” (v. 1), la sede da cui si dipana il filo musicale e orante dell’inno. L’originale ebraico parla dell’area “sacra”, pura e trascendente in cui Dio dimora. Tuttavia al santuario celeste è idealmente connesso il tempio terrestre: la liturgia che i fedeli compiono nella storia e nello spazio è già una prefigurazione di quella eterna e infinita. E’ per questo che alla trascendenza di Dio che è sopra il firmamento si associa la sua presenza in mezzo a noi. Ecco, allora, il riferimento ai suoi “prodigi” potenti (v. 2) che Dio dissemina nella storia della salvezza. La lode è, perciò, soprattutto professione di fede nella creazione e nella redenzione, è celebrazione festosa dell’amore divino che si dispiega creando e salvando, donando la vita e la libertà.

PERFETTA LETIZIA

Il salmo è un invito alla lode nella liturgia del tempio. Esso risponde a tre domande: Perché? Come? Dove?

La data della composizione del salmo non è accessibile, ma potrebbe collocarsi nel postesilio.

Questo salmo è stato posto al termine del salterio non perché sia l'ultimo salmo composto, ma perché funge da dossologia finale del quinto libro dei salmi, e di tutto il salterio. Pure gli altri quattro libri terminano con una dossologia (40,14; 71,18-20; 88,52; 105,48).

Gli inviti a lodare Dio sono 10; un numero che forse richiama le dieci parole del Signore, cioè i dieci comandamenti. Non si può infatti lodare Dio senza vivere la sua legge d'amore. Il disobbediente non potrà mai lodare Dio, perché mai lo potrà amare.

Non si può eludere il parallelismo che c'è tra “santuario” e “maestoso firmamento”, ma nello stesso tempo non c'è identificazione. "Il santuario" è il tempio di Gerusalemme, a cui corrisponde il tempio celeste: il "maestoso firmamento" (Cf. Es 25,9.40; 26,30; 27,8; Nm 8,4)).

Quattro sono le note della preghiera e tutte sono dettate dall'amore: la lode, il ringraziamento, l'intercessione, la domanda. Di volta in volta la preghiera tocca una nota, ma non abolisce mai le altre, che entrano nel succedersi della preghiera come ad esempio nel Padre Nostro. La sola lode, senza la domanda di aver ancor più amore, senza il ringraziamento di ciò che si è avuto, senza l'impegno di preghiera per i fratelli e il mondo, non è assolutamente vera lode.

La sola domanda senza il ringraziamento la lode, l'intercessione diventa farisaica avarizia. Il solo ringraziamento, senza la domanda, senza la lode, senza l'intercessione, diventa congedo da Dio.

La sola intercessione senza il ringraziamento, la lode, la domanda, diventa pura presunzione.

VINCENZO TOPA -cantore del cammino neo-catecumenale

Nel salmo 150, l’ultimo di tutto il Salterio, risuona l’invito a lodare Iddio chiamando a raccolta tutto il creato e la Chiesa nel canto dell’Alleluja. In diversi salmi, cosiddetti “pasquali” (cfr. Sal. 113, 117, 135), il salmista invita Israele a lodare Dio elencando le meraviglie, i portenti che ha compiuto nella storia di questo popolo, liberandolo dalla schiavitù d’Egitto e portandolo alla terra promessa. Ora il cristiano esulta veramente nell’Alleluja, perché loda Dio non più in un luogo fatto di pietre, pur meraviglioso come il tempio di Gerusalemme, ma nel corpo stesso di Gesù Cristo risorto e asceso al cielo, tempio vivente, del quale la Chiesa stessa è una prosecuzione nella storia. Il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, ognuno di noi, passato dalla schiavitù del peccato alla libertà di figlio di Dio attraverso la morte e risurrezione di Cristo, è un microcosmo, una meraviglia delle meraviglie fatta per muoversi, in armonia con tutto il creato, secondo il disegno sapiente del creatore: “Alleluja. Lodate il Signore nel tempio suo santo, lodatelo nel firmamento della sua potenza, lodatelo per i suoi prodigi, lodatelo per la sua immensa grandezza.” Nei versi seguenti vengono chiamate a raccolta tutte le voci ascoltate nel salterio, tutta la Chiesa, popolo di Dio. Nelle antiche celebrazioni, infatti, i sacerdoti suonavano le trombe, i leviti cantori suonavano arpe e strumenti a corda, le donne e i fanciulli accompagnavano la loro danza con tamburelli e tutto il popolo, con i cembali, sosteneva armoniosamente il canto. Dice San Giovanni Crisostomo: “Il Signore, inviando il suo soffio in questo bello strumento che è l’uomo, lo fece a sua immagine; di certo egli è uno strumento armonioso della divinità!” danza con tamburelli e tutto il popolo, con i cembali, sosteneva armoniosamente il canto. Dice San Giovanni Crisostomo: “Il Signore, inviando il suo soffio in questo bello strumento che è l’uomo, lo fece a sua immagine; di certo egli è uno strumento armonioso della divinità!” Ecco perché l’Alleluja è il canto della Chiesa in tempo pasquale e nelle lodi della domenica, giorno della Pasqua! Questo inno viene eternamente cantato in cielo, dove è la nostra vera patria. Scrive Sant’Agostino (Sermoni): “Che significa Alleluja? Lodate Iddio... Se, dopo la Resurrezione del Signore, questa lode è moltiplicata nella Chiesa, ciò significa che dopo la nostra resurrezione la canteremo senza interruzione!”1 . 1 “Qui cantiamo da morituri, lassù da immortali. Qui nella speranza, lassù nella realtà. Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria. Canta pure ora, ... canta da viandante. Canta, ma cammina! Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità... Canta e cammina!” (S. Agostino, Disc. 256).

Dossologia

Amen, o Padre;
Amen, o Figlio;
Amen, o Spirito.

Preghiera

Dio d'amore, o fonte di gioia,
vogliamo offrirti un inno di grazie:
nulla chiediamo se non di cantare,
lodarti in nome di ogni creatura.
O creature tutte del cielo: Amen.
O creature tutte della terra: Amen.
O creature tutte degli abissi: Amen.
Sei tu la vita e vita è luce,
tutte le cose continui a creare,
e formi l'uomo a tua somiglianza,
l'uomo che è il volto del tuo mistero.
Per tutto quello che sei, o Dio: Gloria.
Per tutto quello che hai compiuto, o Dio: Gloria.
Per tutto quello che compirai, o Dio: Gloria.

AMORE, CHE MI FORMASTI

Amore, che mi formasti
a immagine dell'Iddio che non ha volto,
Amore che sì teneramente
mi ricomponesti dopo la rovina,
Amore, ecco, mi arrendo:
sarò il tuo splendore eterno.
Amore, che mi hai eletto fin dal giorno
che le tue mani plasmarono il corpo mio,
Amore, celato nell'umana carne,
ora simile a me interamente sei,
Amore, ecco, mi arrendo:
sarò il tuo possesso eterno.
Amore, che al tuo giogo
anima e sensi, tutto m 'hai piegato,
Amore, tu m'involi nel gorgo tuo,
il cuore mio non resiste più,
ecco, mi arrendo, Amore:
mia vita ormai eterna.

 

 

 

Inserito da  Mercoledì, 02 Dicembre 2015 Letto 723 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Dicembre 2015
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