Salmo 1: Le due vie

E'considerato la prefazione di tutto il Libro dei Salmi e riassunto di tutta la vita umana 

Con questo salmo inizia il PRIMO LIBRO DEL SALTERIO che va dal Salmo 1 al Salmo41

 

                                                         

                                                                                     

                                         le 2 vie

 

                                                                           CANTO DELLE DUE VIE

Alef.. Apri, Signore, la mia bocca
la mia lingua apprenda a lodarti:
di lettera in lettera dell'intero alfabeto
canti dispiega, mio cuore, al Santo:
nel nome di ogni creatura.    

 

Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,

non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,

ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

É come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;

perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell'assemblea dei giusti

poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

COMMENTI :

 MONS. G.F.RAVASI

Aperta nell'originale ebraico da una parola che inizia con la prima lettera dell'alfabeto, 'alef, questa composizione sapienziale è quasi la chiave di lettura di tutta la collezione dei Salmi. Due vie, due destini, due umanità si confrontano: il giusto che canta i Salmi è come un albero alto che non vede avvizzire le sue foglie, l'ingiusto è arido come pula dispersa dal vento.
L'ultima lettera con cui si chiude la lirica è la tau, l'ultima dell'alfabeto ebraico: il salmo è, quindi, l'alfabeto della morale e delle scelte dell'uomo nella storia. (Ravasi)

Il salmo 1 rappresenta il portale d'ingresso attraverso il quale si entra nel ricco mondo dei salmi. S. Girolamo lo definisce: prefazione dello Spirito Santo. Veramente queste poche righe del salmo 1 sono la prefazione di tutto il libro dei salmi e il riassunto di tutta la vita umana. Per Dio gli uomini sono alberi (v. 3) o pula (v. 4). L'albero è solido, vive, produce frutti. La pula è in balìa del vento, è morta, non serve a nulla: è scarto.

L'appello di questo salmo è semplice: l'invito a una decisione per Dio e per la sua legge o contro di lui perché la condizione fondamentale della beatitudine consiste nella trasparenza, nella chiarezza, nella decisione e nella certezza.
La tentazione di mimetizzarsi nell'ambiente e nell'opinione corrente è fortissima. L'autenticità del credente è uno scandalo che suscita la reazione energica degli empi: "Tendiamo insidie al giusto perché ci è d'imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l'educazione da noi ricevuta... È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade" (Sap 2,12-15).
La via del giusto è fondata sull'adesione alla legge del Signore (la torah) che non è una cappa di piombo fatta di norme, di precetti e di prescrizioni, ma è la rivelazione divina, l'alleanza offerta da Dio alla quale l'uomo aderisce con gioia. "Il giusto si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte" (v. 2). È la celebrazione entusiasta, appassionata della parola di Dio, della bibbia.
Gli empi, i trasgressori della legge (vv. 4-5) sono votati alla condanna e al fallimento: "La via degli empi andrà in rovina" (v. 6). Dio è il fondamento della nostra esistenza; chi si allontana da lui si allontana dalla vita: "È in te la sorgente della vita" (Sal 36,10); "Io sono la vita" (Gv 14,6).
L'uomo beato, fedele nella sua scelta per Dio, dedicato interamente alla parola è Cristo. L'albero piantato sul corso d'acqua è la sua croce che produce frutti di salvezza per tutti.

 PADRI DELLA CHIESA

v. 1 "Quale inizio del salterio potrebbe essere migliore di questa profezia e lode dell'uomo perfetto, del Salvatore. Il Figlio unigenito è la sapienza ed è chiamato albero della vita in Pr 3,18" (Origene).
"Il salmo 1 è la base che sostiene tutto l'edificio del salterio" (Basilio).

"L'albero della vita è Cristo. Tutto ciò che fa, riuscirà bene" (Ilario).
"L'albero è il simbolo della croce, dell'uomo giusto e dell'empio... Il Signore stesso, nell'ora della sua passione ha detto: "Se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Lc 23,31). Disse questo per far comprendere che egli era l'albero verde e noi l'albero secco. I suoi rami sono germogliati ovunque, poiché la sua risurrezione ha moltiplicato ovunque i credenti (Gregorio Magno).
"L'uomo nuovo è dunque l'albero della vita, sempre verde al soffio dello Spirito della Sapienza" (Ruperto).

 don GIOVANNI NICOLINI

PRIMA PARTE
Preferisco entrare il più possibile "ingenuamente" nel mondo infinito del Salterio, per non rischiare di arrendermi prima ancora di cominciare il viaggio. Non avete idea di come avrei io il desiderio e il bisogno di ricevere da voi qualche parola. Ma proprio per questo non cercherò di nascondere il mio limite e la mia povertà, nella speranza che abbiate compassione di me e mi soccorriate ogni giorno. Rinuncio quindi ad ogni accenno di introduzione generale, che già sarebbe da scriverci un libro, e se mai qualche considerazione generale la lascerò da annotare lungo il cammino di ogni giorno. Oggi mi limito a sottolineare un fatto molto importante. Chi è l'uomo che "nella legge del Signore trova la sua gioia e la sua legge medita giorno e notte"? E' Israele stesso nella grande tradizione ebraica. Sono i "giusti" di Israele. Nell'orizzonte cristiano il vero supremo protagonista di questa incessante gioiosa meditazione è Gesù. Sarà quindi per noi essenziale entrare in ogni Salmo attraverso l'ebreo Gesù, il Figlio dell'uomo, il Figlio di Dio. Lui stesso ci prende per mano e ci conduce nella preghiera e solo Lui potrà illuminarla anche nei suoi tratti più delicati e per noi più difficili. Ricordiamoci di accogliere subito anche l'essenziale elemento della "pazienza del tempo": quello che oggi fosse oscuro, difficile e distante si illuminerà nel tempo e nella nostra quotidiana fedeltà alla preghiera di queste parole e con queste parole.
I salmi 1-2 sono in genere considerati un'introduzione generale al Salterio. E in particolare il Salmo 1 viene visto come un "titolo" di tutto il Libro. Notate che questi due primi salmi (come molti altri, del resto) non hanno quel "titolo" che in altri salmi compare scritto in caratteri diversi, ma già compreso nella "numerazione" dei versetti del salmo stesso.

SECONDA PARTE
Il contrasto descritto dai vers.1-2 è molto profondo. Non si tratta di due strade, o di due assemblee, o di due libri. La prima immagine è quella di un'assemblea di malvagi, di peccatori e di arroganti, nella quale non bisogna nè entrare, nè restare, nè sedere. L'immagine offerta dal ver.2 non è un'assemblea di gente per bene, ma molto di più! E' la Legge del Signore nella quale troviamo la nostra gioia e che meditiamo giorno e notte. Siccome si parla di Legge, S.Agostino si domanda se in Gesù la Legge non sia stata ormai bandita. E risponde che questo "giusto" in realtà non è "sotto la legge", ma "nella legge": non ne è prigioniero, ma l'accoglie come dono di liberazione e di bellezza della sua vita.
Giorno e notte vuole dire "sempre", commenta S.Agostino, oppure può indicare il tempo favorevole rappresentato dal "giorno", o la prova della " notte". In ogni modo, è un dono in ogni situazione e in ogni tempo. Questo viene confermato e illuminato dall'immagine del ver.3, quella dell'albero"piantato lungo corsi d'acqua", che descrive efficacemente il "giorno e notte" del ver.2. E' tale la potenza di questa situazione che non deve neppure aspettare il risultato e l'esito. Viene tranquillamente affermato che l'albero darà frutto a suo tempo e le sue foglie non appassiranno, proprio come sarà per la persona e la vita di chi sta immerso nella Parola di Dio.
I vers.4-6 ci dicono che la realtà umana è inevitabilmente fragile. L'esito negativo non sembra quindi dipendere tanto da errori o peccati, quanto dall'essersi privati del dono della Parola. Allo stesso modo i "giusti" del ver.5 non appaiono tali perchè hanno fatto grandi cose, e neppure viene detto che hanno rigorosamente adempiuto ad ogni precetto, ma semplicemente ci sono vissuti dentro. Dico questo perchè mi sembra bene evitare di precipitare subito su un piano etico. Il giusto è colui che fa di questa parola il suo irrinunciabile e costante nutrimento. Che tale sarà anche quando – quasi sempre! – percepirà la sua distanza enorme da quello che la Parola di Dio annuncia e porge all'uomo e alla sua vita. Si può quindi ritornare a quel "tutto quello che fa riesce bene" del ver.3 per cogliervi il grande bene che accompagna il dono divino della Parola.

 ANONYMOUS ( in risposta a G.Nicolini)

Mi unisco alle vostre riflessioni con un detto giudaico che a me piace molto: "Gira e rigira la parola di Dio perché in essa vi è tutto. Contemplala, invecchia e consumati in essa. Da essa non ti allontanare perché non vi è per te sorte migliore".Ma come contemplarla ed invecchiare in essa senza che diventi "sterile" in noi e puro insegnamento etico? Noi non possiamo ma Colui che ci è stato inviato ed abita in noi può operare. Vi riporto alcuni passi dal CCC: < <702 Dalle origini fino alla « pienezza del tempo »,49 la missione congiunta del Verbo e dello Spirito del Padre rimane nascosta, ma è all'opera. Lo Spirito di Dio va preparando il tempo del Messia, e l'uno e l'altro, pur non essendo ancora pienamente rivelati, vi sono già promessi, affinché siano attesi e accolti al momento della loro manifestazione. Per questo, quando la Chiesa legge l'Antico Testamento,50 vi cerca51 ciò che lo Spirito, « che ha parlato per mezzo dei profeti »,52 vuole dirci di Cristo>>. Dunque Parola e Spirito: le due dita di Dio, in una missione congiunta seppur non ancora rivelata che opererà fino alla pienezza dei tempi. L' Una manifestazione dell' Altro in un'opera, del Padre, che li vede uniti. Concludo riportando alcuni versetti ancora: < <687 « I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso. Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti »5 ci fa udire la parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di verità che ci svela Cristo non parla da sé.6 Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il motivo per cui « il mondo non può ricevere » lo Spirito, « perché non lo vede e non lo conosce » (Gv 14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora presso di loro.
688 La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:
— nelle Scritture, che egli ha ispirato;
— nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;
— nel Magistero della Chiesa, che egli assiste;
— nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;
— nella preghiera, nella quale intercede per noi;
— nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali si edifica la Chiesa;
— nei segni di vita apostolica e missionaria;
— nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza>>.

   ROBERTO TUFARIELLO
"BEATO l'uomo...": che bello che il libro dei salmi cominci con questa parola: è l'augurio e la garanzia della beatitudine, cioè della felicità! L'idea di Dio è spesso associata in noi con pensieri di sacrificio, di limitazioni, pesi e mortificazioni (abbiamo inventato anche i "fioretti", la privazione volontaria di una cosa buona..., quasi che a Lui possa far piacere); per non parlare poi dei sensi di colpa, rimorsi e scrupoli, che nemmeno la confessione riesce a eliminare. E invece Dio ci vuole felici, realizzati: "Come albero piantato lungo corsi d'acqua... Tutto quello che intraprende riesce bene...". Dalla bocca di Gesù conosceremo poi il vertice delle beatitudini, con un insegnamento decisivo: la felicità non ci viene da quello che gli altri fanno per noi, ma da quello che noi facciamo per gli altri.

Dossologia

A te, o Padre, che sei luce e fuoco,
a lui che viene col gran ventilabro,
al Santo Spirito, vento e fiamma,
gioia dei giusti e giudizio degli empi,
gloria e vittoria da tutto il creato.

Preghiera

Dio, misteriosa presenza nascosta in ogni creatura, ragione ultima del nostro cercare e sperare, Padre di Gesù Cristo, il nostro fratello più caro, il Giusto, nel quale hai rivelato la via della vita, donaci di saper accogliere la tua parola e di fare di tutta la nostra esistenza un canto;
e di camminare senza soste lungo la strada che conduce al tuo volto e al tuo abbraccio.
Amen. (p.Turoldo)

 

 

 

Inserito da  Lunedì, 02 Giugno 2014 Letto 4112 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Settembre 2015
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3 pensieri

  • Link al commento Rosa Sabato, 02 Agosto 2014 inviato da Rosa

    Il Salmo è stupendo e a volte durante la giornata mi rifugio in qualche versetto e mi analizzo. Molto volte ci troviamo di fronte alle " Due vie ": sta a noi scegliere, sta a noi vivere in Cristo, con Cristo e per Cristo. I commenti sono uno più profondo dell'altro. Concordo pienamente con quello che dice TUFARIELLO "la felicità non ci viene da quello che gli altri fanno per noi, ma da quello che noi facciamo per gli altri." Per esperienza personale posso dire di aver provato una gioia immensa quando mi sono trovata a confortare, consolare, aiutare, consigliare chi si trovava in un momento di bisogno sia spirituale che fisico. Grazie per questo Gruppo dei Salmi e dei commenti.

  • Link al commento Teresa Domenica, 15 Giugno 2014 inviato da Teresa

    bellissimo

  • Link al commento Adam Jakab Domenica, 15 Giugno 2014 inviato da Adam Jakab

    che bello questo salmo

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